Fondi pensione, allarme costi: sui Pip si supera il 4% annuo

16 Aprile 2019, di Alessandra Caparello

I costi dei Pip restano enormemente superiori rispetto a quelli dei fondi di categoria. Lo scrive chiaramente Marco lo Conte sul Sole 24 Ore.

Secondo l’indicatore sintetico dei costi a fine 2018 rivelato dalla Covip, l’Autorità amministrativa indipendente che ha il compito di vigilare sul buon funzionamento del sistema dei fondi pensione, occorre distinguere tra le diverse categorie di prodotti previdenziali.  Così i meno costosi sono  i fondi pensione chiusi (o negoziali)  riservati ai lavoratori dipendenti, mentre i più costosi sono i fondi pensione aperti e i pip (piani individuali pensionistici assicurativi) i cui costi di gestione sono superiori in media di quattro volte quelli dei fondi negoziali per i comparti garantiti, oltre 5 per quelli obbligazionari, sei volte per i bilanciati e oltre 7 per quelli azionari.

Una differenza di costo che non è senza conseguenze: come più volte sottolineato dalla Covip, un indice sintetico di costo superiore del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione al piano pensionistico di circa il 18%”.

Come rende noto il quotidiano di Confindustria nelle differenze dei costi ricade la remunerazione per l’attività di consulenza previdenziale offerta da consulenti e assicuratori ai propri clienti, un incentivo economico che ha fatto crescere i tassi di adesione ai Pip, con il numero di iscritti oscillante tra il +22,5%& del 2015 e il +7,7% del 2018 e questo nonostante i costi nettamente superiori.

La Covip ha cercato di ovviare a questo problema imponendo a coloro che propongono i Pip di indicare al proprio cliente in via prioritaria il suo fondo pensione di categoria ma l’invito pare caduto nel vuoto. La speranza in un riallineamento del mercato è nell’arrivo dei Peep, schemi pensionistici di terzo pilastro.  Chi sceglie un Pip, mette in guardia Lo Conte citando la Covip, al posto di un fondo di categoria, in sostanza, si condanna a una pensione complementare defalcata dal 20 al 40% circa.