Fondi hedge gettano la spugna: “è la fine di un ciclo”

23 Novembre 2018, di Alessandra Caparello

Dopo aver chiuso il mese di ottobre in negativo con una performance da dimenticare, la peggiore da gennaio del 2016, oggi i guru degli hedge fund non nascondono il loro nervosismo e i timori in merito alla direzione che intraprenderanno i mercati.

Da Ray Dalio a Paul Tudor Jones, intervenuti alla Davos dei fondi hedge – il Greenwich Economic Forum – tutti vedono rischi all’orizzonte e lanciano avvertimenti.

Esiste una bolla nella valutazione degli asset? Probabilmente, anzitutto sul credito globale, sul debito, con il livello in rapporto al Pil ai massimi. Su equity, credito, immobiliare e altro esistono oggi correlati livelli di sopravvalutazione, risultato di banche centrali che hanno tenuto i tassi di interesse reali molto bassi.

Queste le parole di Paul Tudor Jones secondo cui il mondo si è caricato di un debito eccessivo che potrebbe creare problemi a mercati e investimenti. Parlando di debito eccessivo il riferimento ovvio è all’Italia.

I livelli del debito si gonfiano, insostenibili (…) ci saranno momenti molto brutti nel corporate credit e effetti sul mercato azionario.

Sul rischio Italia e poi in Ue per i mercati parla anche Pablo Calderini, chief investment officer di Graham Capital Management che vede in Italia un Pil pro-capite senza crescita in vent’anni. William Michealcheck, fondatore di Mariner Investment Group, evidenzia la divergenza oggi esistente tra le banche centrali: da una parte difatti la Fed che ha potuto avviare una normalizzazione, mentre la Bce ha davanti a sé una serie di interrogativi, da Brexit all’Italia e al suo portafoglio.

Dello stesso avviso anche Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates secondo cui vi sono una serie di problematiche che minacciano l’economia, tra cui le tensioni geopolitiche e il crescente populismo.

Emerge un rischio politico, confitti interni, populismo, quale maggior preoccupazione in una crisi futura.