Fondi comuni, italiani focalizzati sugli emergenti. Il punto con JP Morgan AM

21 Maggio 2021, di Massimiliano Volpe

Nei primi tre mesi del 2021 tra i risparmiatori e investitori italiani c’è stata una riscoperta del risparmio gestito visto che secondo i dati di Assogestioni la raccolta netta è stata pari a 30 miliardi, il doppio di quanto raccolto in tutto il 2020.
Per capire i motivi di questo forte interesse ne abbiamo parlato con Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di JP Morgan Asset Management.

Dott. Alfieri, nei primi tre mesi del 2021 JP Morgan AM ha raccolto più di 2,2 miliardi di euro. Quali sono stati i settori privilegiati dagli investitori?

Nel corso dei primi mesi dell’anno l’attenzione degli investitori è andata soprattutto verso il mercato azionario e in particolare verso l’area dei Paesi asiatici. Non solo quelli emergenti, ma anche quelli più maturi come Corea e Giappone. In evidenza anche i mercati europei con un focus sui tematici, come il comparto tecnologico e farmaceutico.

Nonostante i timori per un rialzo dell’inflazione sui fondi obbligazionari non abbiamo registrato flussi in uscita. Su questa asset class è necessaria comunque una selezione. In particolare il nostro interesse è rivolto al segmento high yield Usa ed europeo e più in generale ai mercati emergenti.

Quale segmento di mercato ha contribuito di più a questa crescita?

A trainare la raccolta in questa prima parte dell’anno ha contribuito soprattutto il segmento retail, grazie al supporto delle reti di consulenti finanziari e private banking. Tra gli investitori abbiamo riscontrato una riscoperta dei Piani di accumulo, che consentono un ingresso graduale sui mercati, particolarmente utili in una fase di mercato come quella attuale con numerosi indici azionari sui massimi storici.

Guardando i numeri positivi della raccolta il mondo del risparmio gestito non è stato particolarmente impattato dalla crisi provocata dal Covid. A cosa è dovuto?

Rispetto alle precedenti crisi i risparmiatori italiani si sono dimostrati molto maturi, sfruttando le opportunità per costruire nuove posizioni e beneficiare del recupero dei mercati. Questo è stato possibile grazie anche al ruolo dei professionisti della consulenza che in questa fase è stato cruciale. L’attività di supporto dei consulenti finanziari e private banker ha rappresentato un aiuto significativo per capire come muoversi e aiutare a prendere le decisioni di investimento più appropriate.

Circa un terzo della nuova raccolta è stato messo a segno da prodotti ESG legati alla sostenibilità. Secondo lei a cosa è dovuto?

Il tema ESG è diventato trasversale e riguarda tutte le asset class. Ormai la sostenibilità è un elemento che coinvolge tutti i settori e le aree di investimento, sia per quando riguarda i mercati più industrializzati che quelli emergenti.

Come vede lo scenario di investimento per i prossimi mesi?

Per i prossimi mesi prevediamo di mantenere l’asset allocation già vista nei primi mesi dell’anno. Riteniamo che possa proseguire lo scenario positivo per quanto riguarda i mercati emergenti. Abbiamo notato che molti investitori hanno ormai dedicato una parte core del loro portafoglio a questa area che pesa sempre di più sul Pil mondiale. Rimangono interessanti anche i listini azionari del Vecchio continente, soprattutto per quanto riguarda la componente value mentre sul mercato obbligazionario continuiamo ad essere positivi sul segmento high yield Usa ed europeo.