Fondi attivi Usa, ecco com’è andata durante il mercato orso scatenato dal coronavirus

24 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

E’ nelle fasi di elevata volatilità che i fondi a gestione attiva possono brillare. E’ una frase che si sente spesso nella comunicazione promozionale. Ma le cose stanno davvero così? Nei fondi attivi, lo ricordiamo, interviene direttamente un team di professionisti con l’obiettivo di battere la performance di un mercato di riferimento.
Sulla base di questa promessa, i fondi attivi richiedono, di norma, un prezzo più elevato rispetto alle controparti “passive”, che ricalcano fedelmente l’andamento di un benchmark. Il momento attuale offre una buona occasione per mettere alla prova la consistenza delle promesse dei fondi a gestione attiva.

Cos’è successo, dunque, nel bel mezzo del caos-coronavirus? L’analista di Morningstar, Jeffrey Ptak, ha cercato una una risposta a questa domanda analizzando le performance dei 1845 fondi attivi statunitensi dal 20 febbraio al 12 marzo, settimane durante le quali si è verificato un massiccio crollo dei mercati. Il risultato non è molto confortante per i sostenitori del valore aggiunto apportato dalla gestione attiva, che di norma comporta costi maggiori per l’investitore che la sceglie.

Meno di un quinto (17,1%) dei fondi analizzati è riuscito a battere gli indici di riferimento sia nel 2019, quando i mercati sono saliti, sia nella “fase orso” del 2020. Inoltre, due terzi dei 950 i fondi attivi che sono riusciti a battere il mercato in quest’ultima fase di mercato, è importante notare, avevano sottoperformato nel 2019, quando le azioni erano in rally.

“I fondi che battono il mercato in un periodo tendono ad essere in ritardo in quello successivo”, ha affermato Ptak, “i fautori di fondi gestiti attivamente affermano che il valore reale risplende in un mercato ribassista, ma i dati che abbiamo visto finora non supportano quest’affermazione. Non c’è stato molto profitto”.

(Nel grafico in basso è possibile vedere la distribuzione dei risultati dei fondi attivi Usa da fine 2018 al 12 marzo 2020: il 36% dei fondi non ha sovraperformato né durante la fase toro né in quella orso; il 17,1% in entrambe; il 12,5% solo in quella toro e il 34,4% solo in quella orso).

La performance da fine 2018

La maggioranza dei fondi attivi che hanno sovraperformato nel mercato orso, dunque, erano in ritardo durante la fase rialzista, e viceversa. Ma il risultato finale è più generoso con i fondi attivi che avevano brillato di più durante il mercato toro.
Per questi ultimi la sommatoria delle fasi orso+toro (da inizio 2018 al 12 marzo 2020) segna un sovraperformance complessiva superiore al 2%; i fondi che hanno battuto il mercato durante l’emergenza coronavirus, invece, stanno sottoperformando nel periodo di circa tre punti e mezzo.
Questo si è verificato in quanto i fondi attivi risultati vincenti nella fase orso hanno perso molto più terreno nella fase rialzista di quanto non sia successo nel caso inverso, quello dei fondi che hanno sovraperformato durante il 2019.