FMI incoraggia l’austerita’ in Europa ma non negli Usa

24 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

SIENA (WSI) – Due pesi due misure per il FMI: se da una parte gli Usa devono evitare diete dimagranti, l’area euro deve invece ricorrere ad “aggiustamenti” di bilancio.

In Giappone intanto e’ allarme: per il secondo anno consecutivo il saldo della bilancia commerciale e’ stato negativo. Le esportazioni a dicembre sono diminuite del 5,8% a fronte di un calo stimato dagli analisti pari al 4,2%. Le importazioni sono invece cresciute dell’1,9% a fronte di un incremento pari allo 0,9% del mese precedente (rivisto da +0,8%). Il consensus era fissato su una crescita dell’1,5%.

Tassi di interesse: giornata quella di ieri caratterizzata dall’attesa per l’esito della votazione negli Usa e per la trimestrale di Apple. I listini azionari hanno continuato a scendere chiudendo sotto la parità, con bancari e utilities i settori maggiormente penalizzati. Poco variati gli spread di Italia e Spagna. La sessione odierna si apre invece con i listini azionari che proseguono la fase di ribasso e gli spread in rialzo causati soprattutto al movimento del decennale tedesco. Il Portogallo ha venduto tramite sindacato 2,5 Mld€ del titolo con scadenza 2017 con una domanda che ha raggiunto i 12 Mld€, di cui il 93% proveniente da investitori esteri.

Il Tesoro italiano ha invece annunciato che nell’asta di lunedì verranno offerti fino a 4 Mld€ del nuovo Ctz e fino a 2,75 Mld€ del nuovo titolo indicizzato all’inflazione a 5 cinque anni. Il Fmi ha rivisto al ribasso, seppur di poco, le stime sul Pil mondiale (3,5% da 3,6% precedentemente stimato), segnalando come il principale rischio per l’economia globale sia ancora la crisi in area Euro. Gli Stati Uniti cresceranno del 2% quest’anno, mentre i paesi emergenti del 5,5%, con un recupero più forte di Cina, India e Brasile. Per la zona Euro le stime sul Pil vedono per il 2013 un calo dello 0,2% dallo 0,1% e 1% da 1,1% nel 2014. Revisione al ribasso anche per l’Italia in cui si aspetta un calo del Pil dell’1% dal -0,7% quest’anno ed un rialzo dello 0,5% nel 2014.

Per il Fmi l’Italia dovrebbe uscire dalla recessione nell’ultimo trimestre dell’anno. Dal lato macro, si evidenzia il calo dell’indice Pmi manifatturiero e servizi francese, che continua a rimanere ampiamente sotto area 50, mentre salgono quelli relativi all’economia tedesca. Negli Usa seduta di ieri ancora all’insegna dei rialzi per i mercati azionari favoriti dal buon andamento del settore tecnologico dopo le buone trimestrali di Google e IBM.

A fine seduta però gli investitori hanno accolto molto negativamente la trimestrale di Apple risultata sotto le attese sia in termini di utili sia di ricavi. Gli operatori risultano preoccupati per i margini che continuano a scendere (nel quarto trimestre si sono attestati al 38,6% dal 44,7% dell’anno precedente) e per la perdita di mercato in favore della rivale Samsung. Il titolo è crollato di oltre il 10% nella seduta after hour.

Sul fronte politico la Camera ha approvato la legge che proroga fino al 19 maggio il limite del tetto del debito grazie anche al supporto dei democratici, alimentando quindi le probabilità che la legge venga supportata anche dal Senato. Tra gli emergenti, lieve calo per il MSCI EM (-0,2%) dopo la revisione al ribasso delle stime di crescita globali del Fmi. Tra i peggiori troviamo l’indice coreano. Questa mattina sembra proseguire la debolezza dei listini emergenti, guidati da Cina e Russia.

Valute: andamento ancora molto erratico per il cross che continua a oscillare in prossimità di quota 1,33 dopo aver toccato nella seduta di ieri il supporto in area 1,325. Un’eventuale rottura di tale livello nelle prossime sedute potrebbe portare a fasi di maggiori calo che potrebbero estendersi fino ad area 1,30. Resistenza confermata a 1,34.

Marcato deprezzamento dello yen verso le principali valute complici le parole di Nishimura, vice ministro dell’economia, ed il calo superiore alle attese delle esportazioni nipponiche a dicembre. Il vice ministro ha dichiarato che un livello di $/yen pari a 100 non sarebbe un problema mentre un livello di 110-120 aumenterebbe il costo delle importazioni, lasciando capire che il governo non vuole un deprezzamento illimitato della propria valuta. Ha comunque fatto capire che il deprezzamento non è finito, infatti ha dichiarato: “l’attuale livello intorno a 90 va interpretato come una correzione da un precedente livello di forza dello di yen, ma non è ancora finita”.

Sul dollaro/yen la resistenza si colloca a 90,30, il supporto a 87,80. Verso euro resistenza a 120,75, supporto a 117. Yuan cinese stabile poco sotto i massimi da 19 anni vs dollaro nonostante gli indici preliminari confermino i segnali di ripresa. Il Pmi manifatturiero di gennaio, calcolato da HSBC, si è portato ai massimi da 2 anni.

Materie prime: lieve rialzo per il Brent mentre il Wti è calato dell’1% circa a causa della riduzione temporanea della capacità di trasporto dell’oleodotto Seaway (175.000 b/g da 400.000). Questo evento si traduce in una minore quantità di greggio che arriva alle raffinerie del Golfo, contribuendo così ad aumentare le scorte Usa e ad allargare il differenziale di prezzo con il Brent. Andamento misto tra i metalli preziosi e tra gli industriali. Segnaliamo il rialzo del ferro (1,2%) dopo che una tempesta ha bloccato le spedizioni da alcuni porti dell’Australia, principale esportatore mondiale. Infine segnaliamo tra gli agricoli i rimbalzi per le “soft” mentre restano deboli i cereali.

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