Flop G7 affossa i mercati: spettro guerra valutaria

23 Maggio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il fatto che i grandi del mondo non abbiano trovato un accordo per un’azione coordinata a sostegno della crescita mondiale e degli interventi di spesa pubblica ha depresso il morale degli investitori nei mercati azionari. La riunione del G7 svolta a Sendai, in Giappone, tra i banchieri centrali e i ministri delle Finanze dei sette grandi della Terra non ha portato ad alcun risultato concreto, alimentando i timori circa un intensificarsi della guerra valutaria a colpi di svalutazioni delle monete nazionali.

Dalla riunione del fine settimana non è emerso nulla di nuovo ed è passata la linea dei falchi. Le sette potenze hanno manifestato la loro preoccupazione per l’indebolimento della crescita economica globale, ma non hanno lanciato alcun piano coordinato né sulle riforme che dovrebbero essere adottate per stimolare la congiuntura, né sulle politiche economiche da varare. Confermata l’opinione secondo cui un eventuale concretizzarsi dello scenario di una Brexit sarebbe un fattore negativo per tutti, provocando uno choc in Europa.

Nella riunione del G7 è stata anche reiterata la promessa di agire contro la guerra valutaria, anche se su tal punto Giappone e Stati Uniti sono rimasti arroccati nelle loro posizioni. In particolare, se gli Usa sono tornati ad accusare Tokyo, negli ultimi giorni, di svalutazione competitiva dello yen, la delegazione del Giappone ha parlato dei pericoli di un trading “speculativo”, facendo riferimento proprio all’apprezzamento dello yen.

Il Gruppo si riunirà ancora alla fine della settimana per il meeting del G7 dei capi di governo, in calendario i prossimi 26-27 maggio, ma le speranze di un’azione coordinata anti crisi sono ridotte al lumicino. Il pessimismo sull’outlook economico la fa da padrone: il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita del Pil mondiale per la terza volta in soli sei mesi, mentre lo yen negli ultimi tempi ha ritrovato forza dal momento che, proprio per sua natura, è considerato una valuta rifugio.