Fisco: Stiglitz chiede “minimum tax” per multinazionali. Fiat rischia

3 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz è a Trento e si prepara ad annunciare un’iniziativa che è stata illustrata in anteprima a Repubblica. L’idea è quella di una tassa minima per le multinazionali, non solo per quelle attive nel mondo dei social come Google e Apple, ma anche per quelle della Old Economy, come Fiat.

Stando a quanto riporta La Repubblica, l’iniziativa è sostenuta dalla neonata Indipendent Commission for the Reform of International Corporate Taxation (Icrict).

“Le nazioni sviluppate devono imporre la minimum corporate tax — dice il premio Nobel dell’Economia Joseph Stiglitz — è questo l’unico modo per fermare la gara al ribasso, la corsa a chi paga meno tasse”.

Obiettivo del Premio Nobel, a Trento in occasione del Festival dell’Economia è dire basta alla elusione fiscale delle multinazionali, con casi come Apple e Google che riescono a pagare aliquote fiscali vicine allo zero”.

“L’abuso fiscale delle multinazionali — denuncia la dichiarazione che verrà letta oggi da Stiglitz a Trento, stando a quanto riporta La Repubblica — aumenta la pressione fiscale sugli altri contribuenti, viola i doveri civici delle imprese, deruba nazioni sviluppate e in via di sviluppo delle risorse cruciali per combattere la povertà e finanziare i servizi pubblici, esaspera la diseguaglianze nei redditi”.

L’Icrict sostiene una iniziativa già in corso presso l’Ocse che, su incarico del G20, sta lavorando ad un’intesa “contro l’erosione fiscale e la delocalizzazione dei profitti”. Ma non basta, dal momento che l’Ocse non ha potere decisionale e non è sufficientemente rappresentativa a livello globale.

Stiglitz denuncia il principio di “entità separate” su cui poggiano le lobby delle multinazionali. Una multinazionale, infatti, spiega Federico Rampini nell’articolo di Repubblica,pur avendo un bilancio consolidato di tutte le proprie attività, è libera di apparire come tante aziende diverse tra loro, agli occhi del fisco. Un controsenso, che ovviamente non si applica al comune contribuente: quest’ultimo sarebbe felice di poter suddividere il proprio stipendio intestandolo a tante controfigure di se stesso, in modo da scendere al di sotto della soglia minima imponibile.

Icrict pensa a quella “minimum tax” sulle multinazionali che sarebbe il primo passo verso l’eliminazione completa dei loro privilegi. L’obiettivo finale dell’iniziativa è proprio “l’abolizione del principio delle entità separate”, che permette alle multinazionali di suddividersi in diverse società.

Il quotidiano cita il caso di Apple, che “può scorporare una filiale in Irlanda in modo che sia tassata al 2% sui profitti, poi travasare in quella sede di Dublino gli utili che fa in altre parti del mondo. I Padroni della rete, cioè i giganti dell’economia digitale, hanno attirato l’attenzione su di sé in virtù della loro straordinaria ricchezza di profitti; ma questi comportamenti elusivi sono diffusi anche alla Old Economy, comprese multinazionali italiane come la Fiat Chrysler (Fca)”