Fintech e digitalizzazione delle banche, a che punto siamo in Italia?

21 Aprile 2022, di Valentina Magri

Di fintech e digitalizzazione delle banche italiane si parla parecchio da anni. Ma la strada è ancora lunga e tutta in salita per gli istituti di credito italiani.
Il tema è stato toccato da uno studio appena pubblicato da Banca d’Italia, intitolato “The digital transformation in the Italian banking sector”. La ricerca, che analizza la trasformazione digitale di 280 istituti di credito nostrani nel periodo 2007-2018, rileva una crescita della digitalizzazione bancaria nell’intero periodo, in particolare dopo il 2013. Una pietra miliare della digitalizzazione bancaria è stato l’online banking.

Italiani e online banking

Valentina Magri | Wall Street Italia

Secondo i dati di Eurostat, la percentuale di popolazione che usa l’internet banking è più alta nel Nord Europa, soprattutto in Paesi Bassi, Finlandia, Danimarca, Svezia ed Estonia, dove più di 80 persone su 100 hanno utilizzato l’online banking nel 2019. In Italia solo 36 adulti su 100 ha utilizzato l’internet banking nello stesso anno, avendo una quota leggermente superiore nelle regioni del Centro-Nord Italia rispetto al Sud. Un’indagine condotta dalla Banca Mondiale rileva che l’Italia si posiziona male anche nell’uso delle tecnologie digitali per accedere ai servizi di pagamento. Le quote di adulti (almeno 15 anni) che utilizzano pagamenti digitali, e-payment o internet banking nelle transazioni monetarie sono più basse in Italia che nell’area euro.

La maggior propensione all’online banking, specialmente nei paesi nordici, è figlia di: una rete di filiali meno densa, una maggiore diffusione di internet, scarsi investimenti tecnologici nel settore finanziario e fintech.

La trasformazione dell’industria bancaria italiana

L’evoluzione della tecnologia in ambito finanziario si è mossa lungo tre direttrici: digitalizzazione dei servizi tradizionali; adozione di nuovi processi o lancio di prodotti innovativi / fintech; uso dei big data.

La digitalizzazione è partita dai servizi di pagamento nel 1998 e si è diffusa a macchia d’olio: nel 2018 il 90% delle banche intervistate offriva l’accesso digitale ai servizi di pagamento. Dai primi anni 2000, la digitalizzazione si è estesa anche alla gestione patrimoniale, ma a un ritmo più lento: nel 2018, solo il 60% delle banche aveva collocato prodotti di risparmio tramite canali digitali.
In seguito, il digitale è stato applicato anche ai prestiti, ma nel 2018 solo il 30% dei prestiti alle famiglie erano offerti tramite portali web. L’offerta di servizi finanziari attraverso i canali digitali era diffusa tra le banche più grandi, soprattutto quelle classificate come “significative” ai fini della vigilanza.

Per quanto riguarda i progetti fintech, alla fine del 2018, quasi il 55% delle banche italiane presenti nell’indagine ha dichiarato di aver
già implementato progetti nel settore o intendevano implementarli nei successivi tre anni.
La quota di intermediari che aveva già avviato questi progetti era intorno al 35%. Anche in questo caso, le banche più  significative fanno la parte del leone, poiché le dimensioni delle banche sono importanti per implementare queste innovazioni, a causa degli investimenti iniziali e della necessità di di dipendenti altamente qualificati. Il fintech può anche essere presidiato tramite accordi con società esterne.
In questa prospettiva, circa la metà delle banche italiane significative ha siglato joint-venture o accordi commerciali con società fintech specializzate. I pagamenti digitali (inclusi i portafogli elettronici, i pagamenti peer-to-peer e i pagamenti in mobilità) rappresentano l’area di business per la quale il fintech è considerato strategico dalle banche italiane, dato che è l’area dove queste ultime subiscono la maggiore concorrenza da parte di operatori non finanziari. Anche la consulenza finanziaria automatizzata e i robo-advisor sono un’area di business strategica.

Per quanto concerne i big data, erano impiegati a fine 2018 dal 40% delle banche: un quarto ha dichiarato di aver già iniziato a utilizzarli, mentre il 15%  delle banche intendeva intraprendere questi progetti nel breve periodo (cioè entro un orizzonte di 3 anni).
Analogamente agli investimenti nel fintech, la quota di banche che hanno attuato o intendono attuare implementare progetti big data era più alta per le banche significative. Il motivo principale per cui le banche affermano di utilizzare i big data è in campo commerciale nell’estensione del cross-selling (30%) e nell miglioramento della loro offerta attraverso una maggiore comprensione delle esigenze dei clienti (28%).

Valentina Magri | Wall Street Italia

Perché occorre una trasformazione digitale delle banche

Pier Carlo Padoan, presidente di Unicredit, intervenendo alla conferenza dal titolo “The Global Banking Forum” lo scorso 12 aprile, ha spiegato: “La nozione di banca subirà delle trasformazioni. Le banche devono cambiare, collegarsi alle fintech e creare nuovi animali finanziari. Devono competere con i player americani e asiatici, istituzioni finanziarie di dimensioni molto più grandi, e con le big tech. In Europa dobbiamo seguire il modello del business dei dati e diventare più fintech. Si stanno aprendo delle nuove opportunità per le banche e le realtà italiane e Ue, bisogna solo capire come sfruttarle. Il rischio che gli europei perdano la possibilità di accesso al loro mercato perché rimasti indietro sul piano fintech c’è. Credo però che l’Europa possa ancora fare molto.”

Banca d’Italia nella summenzionata ricerca ha elaborato un’equazione per misurare l’impatto della digitalizzazione sui risultati della banca stessa. I risultati suggeriscono che, a parità di altre condizioni, esiste una correlazione forte e positiva tra la digitalizzazione dell’offerta delle attività bancarie e la redditività: maggiore è l’intensità della digitalizzazione, maggiore è la redditività della banca, sia in termini di rendimento delle attività totali (ROA), che di rendimento del capitale netto (ROE). La maggiore redditività sembra essere guidata dalla forte correlazione tra la digitalizzazione e le commissioni complessive, così come dalle attività di gestione patrimoniale. Questo risultato potrebbe indicare una migliore diversificazione del reddito dovuta alla digitalizzazione.

La digitalizzazione serve davvero a tagliare i costi?

Secondo l’analisi di Banca d’Italia, non c’è evidenza di alcuna correlazione significativa tra digitalizzazione e risparmi sui costi, mentre l’incidenza dei costi totali sulle attività è correlata inversamente alle dimensioni della banca e rischiosità del portafoglio. Questo risultato suggerisce che la struttura dei costi del settore bancario è ancora influenzata principalmente dall’attività creditizia, che si affida maggiormente ai canali di fornitura tradizionali, come le filiali, e dipende dalle interazioni basate sulle relazioni tra la banca e i suoi clienti.

Tuttavia, le politiche di risparmio dei costi indotte dagli investimenti in ICT possono richiedere tempo per diventare efficaci e generare ricadute sulla redditività. Pertanto nel lungo periodo la digitalizzazione dei servizi finanziari potrebbe portare anche a risultati di risparmio dei costi, scrive Bankitalia.

Digitalizzazione e chiusura delle filiali bancarie

La trasformazione digitale nel settore bancario è convenzionalmente correlata all’accelerazione del processo di debranching, ossia alla chiusura delle filiali bancarie. In Italia il numero di sportelli bancari ha iniziato a diminuire nel 2009, dopo la crisi finanziaria globale, come in altri paesi europei. Nel nostro paese il numero di sportelli bancari è diminuito di circa il 29% tra la fine del 2008 e la fine del 2019; allo stesso tempo, l’estensione geografica della rete di filiali è stata significativamente ridotta, con un calo del 12% nel numero di comuni serviti dalle banche. Parallelamente, abbiamo assistito a un consolidamento del sistema bancario, con una riduzione del numero di intermediari.

Valentina Magri | Wall Street Italia

Bankitalia ha indagato la relazione tra digitalizzazione e reti di filiali attraverso un’analisi di correlazione condizionale. E’ emerso che le banche che sfruttano maggiormente i servizi online ricorrono a un numero inferiore di filiali per un certo volume di attività e sono in grado di interagire a distanze maggiori sia con le imprese debitrici, che con i manager delle filiali locali.

Digitalizzazione delle banche e credito alle pmi

Secondo Bankitalia, nel lungo termine la digitalizzazione dei servizi finanziari potrebbe parzialmente compensare le tradizionali attività di prestito basate sulle filiali. Tuttavia, le chiusure di filiali e l’aumento delle distanze tra debitore e creditore e tra centro e periferia potrebbe influire negativamente sulla disponibilità di credito, specialmente per le piccole imprese, il cui credito si basa più pesantemente su informazioni soft e prestito di relazione. Banca d’Italia nel suo studio suggerisce che la rete di filiali bancarie potrebbe giocare un ruolo cruciale in questo settore di business, che rimane più protetto dalla concorrenza degli intermediari fintech specializzati e delle loro piattaforme online.