Fineco, nel 2021 utili e ricavi record, forte spinta dal gestito

9 Febbraio 2022, di Luca Losito

Una crescita solida e un modello di business sostenibile nella nuova normalità che stiamo vivendo dopo la pandemia da Covid-19. È questo in estrema sintesi il messaggio lanciato da Alessandro Foti, AD e DG di Fineco, nella conferenza stampa organizzata per presentare i risultati finanziari del 2021.
L’utile netto è risultato in aumento a €349,2 milioni (+7,6% sul 2020) e i ricavi si sono attestati sugli €804,5 milioni (+7,4% a/a.), registrando nuovi record. I Total Financial Assets hanno raggiunto €107,9 miliardi, in crescita del 17,7% rispetto a dicembre 2020, con la raccolta gestita (55 mld, +22% a/a,) che ha spinto con forza la crescita del gruppo.

Fineco archivia il 2021 con una crescita molto robusta, con utile e ricavi record. Risultati che confermano un modello di business, in grado di affrontare ogni fase di mercato. Insieme ai nostri consulenti finanziari, abbiamo sviluppato una serie di iniziative volte a stimolare i nostri clienti con strategie di investimento efficienti, innovative e di lungo periodo per investire la liquidità.
A questo si aggiunge il grande contributo di Fineco Asset Management che anche nel 2021 ha accelerato il suo percorso di crescita con un’ampia offerta di soluzioni di investimento e con risultati importanti, permettendo all’intero gruppo di essere posizionato nel modo migliore per cogliere le opportunità che si presenteranno nel corso del 2022”, ha chiarito l’ad Alessandro Foti.

Il rischio inflazione

Infine, nel Q&A con la stampa, il manager di Fineco ha detto la sua su quello che appare come uno dei principali rischi al ribasso per i mercati finanziari nei prossimi mesi, ovvero l’aumento dei prezzi: “L’inflazione è una moneta a due facce, ha un effetto positivo perché fa aumentare la consapevolezza nei clienti di dover adottare pratiche d’investimento corrette. Questo facilita l’interlocuzione con loro. Allo stesso tempo è però anche una sfida più complessa per indirizzare correttamente gli investitori. Prefigura rendimenti in negativo per l’obbligazionario e impone di aumentare l’esposizione all’economia reale investendo sull’azionario. Tenendo a bada l’emotività del cliente, specie nelle fasi di volatilità che ci saranno”.