Fiat Chrysler: sede legale in Usa o Olanda, dove si pagano meno tasse che in Italia

15 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La definisce «una naturale propensione» e l’ascoltatore di radio Wjr, seguita emittente di Detroit, si immagina che ormai la decisione sul quartier generale di Fiat Chrysler sia stata presa e che abbia vinto l’America.

Di prima mattina Sergio Marchionne è in realtà molto attento a far capire senza dire una parola definitiva: «La decisione sul quartier generale la prenderemo a fine mese – premette – anche se nella discussione sulla quotazione e su quel che chiameremo casa legale c’è una naturale propensione a scegliere gli Stati Uniti dove i mercati sono efficienti, anche se non perfetti, e sono grandi le possibilità di finanziarsi. Ma si tratta di unire due società centenarie e ci sono questioni emotive di cui tenere conto».

La discussione su dove sarà il cuore del nuovo gruppo appassiona infatti gli americani non meno degli italiani. La domanda è sulla bocca di tutti i cronisti locali al Salone dell’auto di Motor City. Non è solo questione di orgoglio nazionale, che pure da queste parti è assai più sviluppato che in Italia.

È questione di business: «Ora porterete in Italia gli uffici di Auburn Hills?», chiede preoccupato il cronista riflettendo timori diffusi in Michigan.

Marchionne garantisce che «tutti resteranno al loro posto ». L’ad somiglia alla sposa che, terminata la cerimonia delle nozze, debba decidere da quale parte lanciare il bouquet. E i pretendenti si fanno avanti con il sorriso sulle labbra.

Il governatore dello stato, il repubblicano Rick Snyder, sale sulla nuova Chrysler 200c e si dice «felice per il lavoro fatto da Sergio Marchionne» e per «come è stato gestito il passaggio da Chrysler a Fiat».

Inutilmente a Auburn Hills i più stretti collaboratori dell’amministratore delegato si danno da fare per spiegare che «il vero quartier generale del nuovo gruppo è l’aereo di Marchionne» che vola continuamente da una parte all’altra dell’Atlantico come la pallina di un flipper.

Inutilmente perché anche da questa sponda dell’Oceano è ormai partita la febbre da quartier generale ed è molto difficile convincere gli americani come gli italiani che «non è in costruzione un palazzo a Gotham City con la scritta ‘quartier generale’».

Diverso è il discorso sulla sede legale (che sarà probabilmente in Delaware o in Olanda) e sulla quotazione (che sarà a Wall Street).

I timori sulle due sponde dell’oceano sono in realtà che ciascuna delle due aree possa perdere peso nella fusione.

Così il leader della Fiom, Maurizio Landini, torna ad attaccare il Lingotto sostenendo che «la Fiat non investe più in Italia e ha già la testa in America».

Marchionne risponde che «Landini dice il falso. Abbiamo investito miliardi in Italia», e altri arriveranno con il piano Alfa Romeo.

«Tra gli obiettivi del 2014 – rivela Marchionne – c’è quello di vendere più di un milione di Jeep». Sarebbe un record: vorrebbe dire che un’auto su quattro venduta dal gruppo Fiat-Chrysler ha il marchio delle sette prese d’aria sulla parte frontale.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Stampa – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © La Stampa. All rights reserved