Ferrari conquista il podio fra i brand più rispettati al mondo

12 Aprile 2021, di Alberto Battaglia

Ferrari guadagna una posizione e conquista il terzo gradino del podio come marchio più rispettato al mondo. Ad attestarlo è l’ultimo ranking Global RepTrak 100, che ogni anno misura la reputazione dei brand globali: al primo posto si conferma Lego, mentre il resto della top 10 vede una serie di importanti cambiamenti.
Ad esempio scivola giù Netflix (dalla posizione 7 alla 12) ed entra Harley Davidson (al quinto posto). Scendono Levi’s e Intel, mentre conquistano le prime dieci posizioni Canon (sesta) e Sony (nona).

La classifica 2021 Global RepTrak 100 si basa su 68.577 intervistati a livello globale nelle 15 maggiori economie attraverso sondaggi online svolti fra il dicembre 2020 e lo scorso gennaio. Ai partecipanti viene chiesta l’attribuzione di un punteggio in varie categorie: il “Reputation Score”, finale sintetizza così percezione del pubblico su indicatori come Products & Services, Innovation, Workplace, Governance, Citizenship, Leadership, e Performance e – da quest’anno – anche sui valori ambientali ESG (Enviromnental, Social, Governance).

Ferrari e le altre italiane in classifica

Nella top 100 dei Brand più rispettati e al mondo sono altri sei, oltre a Ferrari, i marchi del Made in Italy. Nell’ordine: Barilla (11esima, in salita dal 18esimo posto), Ferrero (19esima, in salita dal 21esimo posto), Pirelli (25 esima), Lavazza (53esima, in calo), Giorgio Armani (61esima, in calo) e Prada (84esima, nuovo ingresso in top 100).

Le differenze generazionali

La percezione dei marchi varia profondamente fra una generazione e l’altra. Per la Generazione Z è Netflix a dominare, seguita da Spotify e Nike, altri due marchi estromessi dalla graduatoria generale.
Nella top 10 opposta, quella dei Baby Boomer, c’è spazio anche per settori altrimenti non rappresentati nelle prime posizioni: una compagnia aerea (Singapore Airlines) e una catena di resort (Hyatt Hotel).

Secondo RepTrak è importante notare, per i leader della comunicazione aziendale, che le priorità mostrate da Gen Z e Millennial sono nettamente diverse:

“I nostri dati mostrano che i leader delle comunicazioni devono evitare di raggruppare GenZ e Millennial insieme. La divergenza nei punteggi suggerisce che si tratta di generazioni uniche con priorità diverse e ciò a cui una generazione risponde bene, potrebbe non funzionare per l’altra”.