Mercati

Fed: l’effetto Warsh sull’obbligazionario, cosa aspettarsi secondo Federated Hermes

La nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, annunciata il 30 gennaio, ha riacceso il dibattito sul futuro della politica monetaria statunitense e sulle sue ricadute globali. I rendimenti dei Treasury hanno reagito con un moderato rialzo lungo tutta la curva, mentre gli investitori hanno iniziato a prezzare un possibile cambio di regime alla Fed.

Secondo RJ Gallo, Deputy Chief Investment Officer for Global Fixed Income di Federated Hermes, la designazione di Warsh rappresenta un segnale forte di continuità sul fronte della lotta all’inflazione, ma anche l’apertura a una revisione profonda degli strumenti e del bilancio della banca centrale. Un equilibrio delicato che, nel breve e nel medio termine, potrebbe ridefinire le dinamiche del mercato obbligazionario globale, dai governativi core al credito, fino agli emergenti.

“Warsh è una scelta molto credibile, con una reputazione da “falco” sull’inflazione e, soprattutto, un fermo difensore dell’indipendenza della Fed. Il suo storico orientamento restrittivo sui tassi, motivato dal timore dell’inflazione, si è nel tempo adattato alla sua lettura delle attuali condizioni economiche e, forse, anche alle esigenze politiche legate alla nomina. Al contrario, molti membri del Fomc restano prudenti su ulteriori tagli dei tassi” scrive l’esperto in una nota.

Il profilo di Warsh

Secondo l’analisi di Federated Hermes, Warsh ha più volte invocato un vero e proprio “cambio di regime” alla Fed. Non solo sul fronte dei tassi, ma anche su personale, framework operativi, comunicazione e dimensione del bilancio. Gallo osserva come Warsh ritenga che “una Fed con un bilancio più contenuto e un mandato più focalizzato sia, paradossalmente, più indipendente dal punto di vista politico”.

In questa visione, l’espansione degli attivi della banca centrale dovrebbe essere riservata esclusivamente a situazioni di emergenza e rapidamente riassorbita. L’attuale livello del bilancio, ancora elevato, viene considerato da Warsh una fonte di distorsione dei segnali di mercato e un incentivo all’indisciplina fiscale. Da qui l’attenzione al ridimensionamento delle esposizioni sul tratto lungo della curva, inclusi i titoli ipotecari (MBS).

Tassi a breve

Pur partendo da un’impostazione storicamente restrittiva, Warsh sembra aver adattato la propria lettura delle condizioni economiche attuali. Come ricorda Gallo, il suo recente atteggiamento più accomodante sui tassi a breve è legato anche alla convinzione che l’economia statunitense stia vivendo una vera rivoluzione della produttività.

“Il background di Warsh negli investimenti gli consente di cogliere a fondo le dinamiche del settore tecnologico”, spiega Gallo. L’innovazione, in particolare legata all’intelligenza artificiale, potrebbe sostenere una crescita strutturalmente meno inflazionistica, aprendo la strada a tassi ufficiali più bassi nel breve termine, pur in un contesto di disciplina monetaria nel medio periodo.

Curve dei rendimenti

Sul piano operativo, Warsh potrebbe intervenire anche sul modo in cui la Fed comunica e implementa la politica monetaria. Si è espresso criticamente sul pagamento degli interessi sulle riserve in eccesso e potrebbe spingere per una riduzione delle posizioni sul lungo termine. Se queste idee trovassero piena attuazione, osserva Gallo, “potremmo assistere a curve dei rendimenti più ripide e a tassi a breve più bassi nel medio termine, nell’arco di uno-due anni”.

Nel breve periodo, tuttavia, il percorso non sarà lineare. Le divisioni interne al Fomc e l’inerzia istituzionale potrebbero rallentare l’implementazione dei cambiamenti. Inoltre, l’interazione tra Fed e Tesoro sarà cruciale: eventuali riduzioni delle scadenze detenute dalla banca centrale potrebbero essere compensate da una diversa strategia di emissione del Tesoro, limitando inizialmente l’irripidimento della curva.

La view sui Treasury

Alla luce di questo scenario, Federated Hermes ha adottato una posizione tattica leggermente corta sulla duration rispetto al benchmark. Gallo spiega che il rischio, nel breve periodo, resta orientato verso rendimenti un po’ più elevati. Tra i fattori chiave figurano una crescita Usa sopra il trend, gli stimoli fiscali legati al One Big Beautiful Bill Act, l’intensificazione degli investimenti in AI, condizioni finanziarie ancora accomodanti e un’inflazione che rimane ostinatamente sopra il target.

Allo stesso tempo, la posizione corta resta contenuta. “Esistono elementi di supporto per il mercato obbligazionario”, precisa Gallo, citando la possibilità che Warsh sostenga pubblicamente tassi a breve più bassi, livelli ancora elevati dei tassi reali, flussi favorevoli legati al sentiment degli investitori e a potenziali ribilanciamenti dopo il rally azionario. Non mancano, infine, i fattori geopolitici e globali, dall’Iran alla persistente esportazione di deflazione da parte della Cina.