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Fed divisa sul rialzo dei tassi, Wall Street sorride

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NEW YORK (WSI) – Chiude in rialzo la seduta della Borsa Usa, dopo che dalle minute della riunione del Fomc (il braccio di politica monetaria della Fed) dello scorso marzo, il direttivo della Federal Reserve appare ancora diviso sull’opportunità di alzare a giugno i tassi di interesse. E’ quanto emerge nel documento laddove si legge che “diversi partecipanti al direttivo hanno ritenuto che i dati economici sosterranno probabilmente un tasso di interesse a giugno”, mentre “altri partecipanti” preferirebbero un rialzo del costo del denaro nel secondo semestre “per via dell’impatto sull’inflazione del tasso di cambio del dollaro e del prezzo del petrolio”. Addirittura “un paio di partecipanti al direttivo hanno suggerito di mantenere i tassi fermi fino al 2016”.

Nel finale: il Dow Jones sale dello 0,15% a 17.902 punti, bene anche lo S&P in aumento dello 0,27% a 2.081 punti mentre il Nasdaq guadagna lo 0,83% a 4.950 punti.

Il governatore Janet Yellen aveva pero’ detto che la Fed non e’ impaziente di alzare i tassi, mossa che dipende dal quadro macroeconomico. Il dibattito su questo fronte si riaccende: lunedi’ William Dudley, presidente della Fed di New York, aveva spiegato la recente debolezza economica con fattori di breve termine come il maltempo; ieri Narayana Kocherlakota, presidente della Fed di Minneapolis, ha detto che sarebbe un errore alzare i tassi quest’anno; oggi Jerome Powell, membro del board della Fed, ha dichiarato che “non c’e’ bisogno di avere fretta nell’alzare i tassi”.

Il mercato in generale è convinto che a giugno la banca centrale Usa lascerà il costo del denaro laddove si trova dal dicembre 2008, ossia allo 0-0,25%. Intanto gli investitori si preparano alla nuova stagione delle trimestrali, che inizia informalmente oggi alla fine della seduta con Alcoa.

Tra i titoli, si mettono in evidenza i rialzi degli energetici, che guardano con favore all’accordo con cui Royal Dutch Shell ha deciso di acquistare BG Group per $70 miliardi circa. Vola Twitter dopo essere salita +4%, sulla scia di speculazioni sulla possibilità che diventi oggetto di takeover. Apple in calo dopo che SocGen ha tagliato il rating sul titolo.

Preoccupazioni sulla performance dei bilanci: stando alle stime di Bloomberg, i profitti delle società scambiate sullo S&P 500 sono infatti scesi in media -5,8%, nel primo trimestre del 2015, complice il balzo del dollaro. Sul fronte Fed focus sulle dichiarazioni del governatore della Fed di New York Jerome Powell che, in base a quanto risulta dagli estratti del discorso che proferirà al Council on Foreign Relations a New York, ha affermato che le autorità monetarie dovrebbero considerare l’idea di avere “maggiori prove del solito” riguardo alle condizioni del mercato del lavoro.

“Nonostante il rallentamento di marzo, la creazione dei posti di lavoro è stata particolarmente forte nel corso degli ultimi due anni. (Ma) il tasso di disoccupazione probabilmente sottovaluta la debolezza che rimane ancora nel mercato del lavoro”. Detto questo, “se l’economia migliorerà più velocemente o l’inflazione salirà più delle attese, sarà appropriato alzare i tassi più rapidamente, così come se la performance dell’economia deluderà o l’inflazione rimarrà più bassa delle stime, sarà appropriato ritardare l’aumento dei tassi”. Insomma, “per la politica monetaria non c’è un cammino privo di rischi”.

Per la prima volta in tre sedute, il petrolio ha chiuso in forte calo riportando in negativo il bilancio da inizio anno. Tutta colpa delle scorte Usa – gia’ su livelli record – cresciute per la tredicesima settimana consecutiva. Il rialzo, il piu’ ampio dal 2001, e’ stato superiore alle stime. Inoltre la produzione e’ tornata a crescere dopo la flessione della settimana precedente. Il petrolio a maggio ha ceduto 3,56 dollari, il 6,6%, a quota 50,42 dollari al barile. Si e’ trattato del calo giornaliero piu’ ampio dal 4 febbraio scorso. Da inizio anno la contrazione e’ del 5,4%. Brent -1,49% a $58,22. Oro -0,21% a $1.208. Argento +0,03% a $16,85.

Sul valutario, l’euro sale +0,32% a $1,0848; dollaro/yen -0,33% a JPY 119,86; euro/franco svizzero -0,06% a CHF 1,0438. Euro/yen invariato a JPY 130,03.

(Lna-MT)