Fed conferma i tassi. E apre a strategia attendista

31 Gennaio 2019, di Mariangela Tessa

Tutto come nelle attese per la prima riunione del 2019 della Fed. Come previsto dal mercato, il Fomc, il braccio operativo della banca centrale americana ha deciso mantenere i tassi d’interesse Usa fissi tra il 2,25% e il 2,50%, dove li aveva portati a dicembre.

Per il futuro, per come già annunciato dal presidente Jerome Powell, la Fed sarà paziente e quindi non si parla più, al momento dei due incrementi dei tassi che erano stati preannunciati per il 2019. Powell durante la conferenza stampa ha parlato di un “approccio attendista” da parte della Banca Centrale degli Stati Uniti e ha segnalato che la possibilità di nuovi rialzi si è “indebolita”; pur confermando che il mercato del lavoro si presenta forte e che i segnali in arrivo dall’economia anticipano un proseguimento dell’espansione anche nel 2019.

Positiva la reazione dei mercati con Wall Street che, dopo l’annuncio del cambio di strategia da parte della banca centrale americana, ha chiuso i battenti con il Dow Jones in aumento dell’1,78% a 25.017,75 punti, mentre il Nasdaq raggiunge il 2,20% a 7.183,08 punti. Lo S&P 500 guadagna l’1,57%.

“Facciamo sempre quello che pensiamo sia la cosa giusta, senza tenere conto delle considerazioni politiche e senza discuterle”, ha sottolineato a chi chiedeva se la Fed non avesse ceduto alle richieste del presidente Donald Trump, che da tempo desidera un fermo alla stretta monetaria. “L’unica cosa di cui ci preoccupiamo è fare il nostro lavoro per il popolo americano”, è stata la netta posizione di Powell.

A suggerire la prudenza, non è dunque la politica ma l’andamento dell’economia. Su questo Powell ha voluto essere molto chiaro con i giornalisiti. Allo stesso modo, il governatore della Banca Centrale americana ha ricordato che il mandato dell’istituto che presiede è legato alla piena occupazione e alla stabilità dei prezzi. Sul fronte dei rischi, le preoccupazioni principali sono due. Da una parte, si tiene d’occhio la Brexit, visto che un’uscita disordinata della Gran Bretagna dalla Unione Europea potrebbe avere effetti anche sull’economia statunitense. Dall’altra, ci si augura che i negoziati commerciali con la Cina, in corso di svolgimento a Washington, non subiscano rallentamenti che potrebbero minare la fiducia delle imprese.

Nessuna indicazione è infine arrivata su sulla dimensione del bilancio della Fed. Powell, rispondendo a specifica domanda, ha detto che “la Fed non è pronta a dire quale sarà la dimensione ‘finale’ del suo bilancio” mentre sullo shutdown, la paralisi del governo federale americano durata a lungo e conclusa nei giorni scorsi, Powell ha spiegato che “lascerà un segno sull’economia americana, almeno in qualche forma”.

Tuttavia, secondo il numero uno della Fed, le ricadute “non saranno permanenti”. Lo sarebbero tuttavia “se ci fosse un’altra paralisi o uno shutdown più lungo”, ha detto il numero uno della Fed, spiegando che tuttavia nessuno – Governo, Congresso e Federal Reserve – desidera che questo succeda. “Le ricadute sul Pil, un eventuale rallentamento, sarebbero recuperabili anche nel caso di uno shudtdown abbastanza prolungato”.