Fed via a taglio bilancio monstre, inflazione bassa? “Un mistero”

21 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Tutto come nelle previsioni. Come preannunciato lo scorso giugno, a partire da ottobre la Fed ridurrà il processo di normalizzazione del bilancio della Fed, esploso con la crisi a 4.500 miliardi di dollari, al ritmo di 10 miliardi al mese La somma salirà di 10 miliardi di dollari a trimestre, fino a un massimo di 50 miliardi.

È quanto emerge dal comunicato diffuso al termine della due giorni del Fomc, il braccio monetario della Fed, da cui emerge inoltre che la banca centrale america ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse Usa, che restano fermi tra l’1 e l’1,25%

Per quanto riguarda i tassi, l’orientamento sembra quello di rallentare la stretta nel medio termine, anche se non nel breve: il rialzo dei tassi di dicembre dall’attuale livello dell’1-1,25% – non modificato – resta molto probabile.

Migliora anche la view sulla crescita Usa. L’istituto di Washington ha alzato le stime di crescita del Pil 2017 al 2,4%, vale a dire 0,2 punti in più rispetto alle previsioni rese note a giugno, mentre ha lasciato invariate quelle del 2018 al 2,1%.

“Le interruzioni di attività e le ricostruzioni legate agli uragani peseranno sull’economia nel breve termine, ma l’esperienza passata ha dimostrato che gli uragani non modificheranno lo sviluppo dell’economia nel medio termine”, ha osservato la Fed.

Sul fronte dell’inflazione, invece,  l’aumento dei prezzi del carburante e di altri prodotti a seguito degli uragani potrebbe spingere l’inflazione temporaneamente, ma a parte questo effetto l’inflazione su base annuale dovrebbe collocarsi un po’ sotto il 2% nel breve termine per stabilizzarsi intorno al target del Fomc del 2% nel medio termine.

I rischi nel breve termine per le prospettive dell’economia restano all’incirca in equilibrio, afferma il Fomc, che indica ad ogni modo ‘di monitorare gli sviluppi dell’inflazione con attenzione’.

Per quest’anno la Fed stima un tasso di inflazione all’1,6% e per il 2018 all’1,9%.

“Come previsto e lasciato intendere il mese scorso, la Fed passa dalle parole ai fatti, diventando così la prima Banca Centrale ad avviare l’inversione della politica monetaria. Sarà un processo molto attento e graduale, che è già stato parzialmente incorporato nelle valutazioni di mercato” ha commentato Antoine Lesné, responsabile EMEA ETF strategy di SPDR ETFs, parte di State Street Global Advisors:

“Tutto questo avviene in uno scenario costituito dal consolidamento dei dati dell’inflazione, che potrebbero incrementare le probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre. Al contrario, gli altri dati economici non sono stati altrettanto significativi. L’approccio della Fed sembra prudente ed equilibrato. L’impatto previsto per l’inversione di rotta della politica monetaria resta ancora relativamente contenuto e ci vorrà l’avvio del tapering della BCE, che peraltro potrebbe a sua volta essere graduale, per offrire un minor supporto alle esposizioni corporate.. Attualmente continuiamo a preferire il credito rispetto ai treasury, mentre abbiamo un atteggiamento più cauto per quanto riguarda il rischio legato alla duration”.