Fed attendista sulla prima stretta monetaria, Wall Street affonda

19 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – I timori sui mercati emergenti e sulla guerra valutaria innescata dalle ripetute svalutazioni della Cina zavorrano gli indici azionari americani, che chiudono le contrattazione in forte calo. Il Dow perde lo 0,93% a 17.348 punti, il Nasdaq segna una flessione dello 0,80% a 5.019 punti mentre lo S&P 500 scivola dello 0,83% a 2.079 punti.

Il focus resta sulle prossime mosse della Fed, dopo che dai verbali del Federal Open Market Committee – il braccio di politica monetaria della Federal Reserve – relativi alla riunione che si è svolta il 28 e 29 luglio scorsi, è emerso che Le condizioni per un rialzo dei tassi di interesse in Usa “non sono state ancora” raggiunte ma “si stanno avvicinando”.

I documenti, diffusi dalle agenzie internazionali con circa 15 minuti di anticipo rispetto all’orario previsto alle 20 italiane, mostrano come i governatori della banca centrale americana “in generale siano d’accordo” che servono addizionali informazioni macroeconomiche prima di optare per quella che sarebbe la prima stretta monetaria dal 2006.

I trader scommettono su una probabilità di una manovra di politica monetaria restrittiva pari al 48% nel meeting di settembre, in calo rispetto al 50% della scorsa settimana.

Sul fronte macro, i dati sui prezzi al consumo in luglio hanno mostrato una cresciuta dello 0,1% e della medesima percentuale sono cresciuti i prezzi al netto delle componenti volatili rappresentate da prodotti alimentari ed energetici. Lo ha reso noto il dipartimento del Commercio.

Le attese degli analisti erano per un rialzo dello 0,2% per entrambe le componenti. Su base annua i prezzi al consumo core sono cresciuti dell’1,8%, sotto il target del 2% perseguito dalla Fed. In luglio i prezzi degli affitti sono cresciuti dello 0,4% (+3,1% su anno) mentre i prezzi dell’energia sono saliti dello 0,1%. I prezzi della benzina sono saliti nel mese dello 0,9% rispetto a giugno ma restano in ribasso del 22,3% rispetto a un anno fa. In crescita infine dello 0,2% su mese e dell’1,6% su anno i prezzi dei prodotti alimentari.

Occhio al trend dello S&P 500, che quest’anno registra la performance tra le più deboli dei mercati dei paesi avanzati, continuando a oscillare all’interno di una banda di oscillazione, che si conferma la più stretta dal 1927.

Jonathan Krinsku, responsabile di abalisi tecnica presso MKM Partners, afferma in un’intervista a Cnbc, che lo S&P versa in una situazione di stallo, dal momento che ha riportato un trend piatto negli ultimi sei mesi, ed è in crescita di meno del 2% dall’inizio del 2015.

“Non si è verificato un calo del 5% dello S&P 500 dallo scorso dicembre”, ha detto sottolineando che, sebbene tale situazione non sia senza precedenti, l’ultima volta che lo S&P 500 non ha riportato una perdita del 5% in un anno intero è stato 20 anni fa nel 1995, mentre ci sono state solo quattro volte prima di allora, nel 1964, nel 1961, nel 1958 e nel 1954. E in ognuno di quegli anni, il mercato ha riportato un ritorno, in media, del 30%, fattore che secondo l’esperto non si verificherà quest’anno.

“Sarebbe una cosa estremamente rara se lo S&P completasse gli ultimi quattro mesi dell’anno, senza una correzione di almeno il 5%. Ci troviamo a livelli estremi da un punto di vista storico, e ritengo che un dietrofront del 5% nel prossimo mese o nei prossimi due non dovrebbe essere considerato sorprendente”.

Sul valutario, l’euro +0,15% a $1,1040. Dollaro/yen -0,04% a JPY 124,36. L’euro vale 1,0748 franchi svizzeri (-0,23%) e 0,7047 sterline britanniche (+0,11%). Il dollaro cede -0,04% sullo yen a quota 124,36.

A livello societario, fari sul settore retail. La catena di negozi Staples specializzata in articoli per l’ufficio soffre in borsa (-0,57%) una trimestrale in cui gli utili si sono più che dimezzati. Il gruppo retail Target festeggia una trimestrale oltre le attese e il miglioramento delle guidance per l’intero anno fiscale. All’indomani del profit warning Wal Mart segna un -0,96%: il titolo del colosso mondiale del retail viaggia sui minimi del febbraio 2013. Yum Brands (+1,59%), la holding che controlla la catena di fast food Kentucky Fried Chicken, ha promosso Micky Pant al ruolo di amministratore delegato della sua divisione in Cina.

Tra le materie prime, i futures -0,40% a $42,45, sono ancora appesantiti dall’offerta in eccesso e dalle previsioni di un abbassamento della domanda. Il contratto omologo sul Brent guadagna lo 0,23% a 48,92 dollari. Oro +0,46% a $1.122 l’oncia, argento +0,71% a $14,90.

(Lna-MT)