Nozze Psa-Fca: “A rischio attività di progettazione in Italia”

20 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

La fusione alla pari fra Psa e Fca è stata accompagnata all’annuncio di 3,7 miliardi di sinergie fra i due gruppi e la possibilità di combinare tecnologie (in particolare l’elettrico) e aree di mercato complementari (Usa da parte di Fca, Cina da parte di Psa). Soprattutto, si è detto che gli impianti saranno integralmente mantenuti nella nuova società risultante dalla fusione, presieduta da John Elkann, ma con Carlos Tavares alla guida.

“Il successo dell’operazione dipende dal fatto che l’unione delle forze di Fca e Psa riesca a tradursi in una crescita complessiva delle vendite, grazie a nuovi prodotti e servizi che risultino nel complesso più appetibili sul mercato e competitivi rispetto a quelli attuali”, ha chiarito in un lungo intervento il responsabile della Cisal Metalmeccanici, Giuseppe Failli. Con un monito chiaro: “Se non sarà così, ovvero a parità di volume di vendite, la fusione produrrà il valore promesso (le “sinergie”) solo con un taglio dei costi”.

Secondo la Federazione autonoma dei metalmeccanici a farne le spese, con maggiore probabilità, sarebbero i lavoratori dei centri di ingegneria, fornitori, rete distributiva e attività post-vendita, personale impiegato nelle fabbriche.
Anche se non mancano elementi che possano far ben sperare nella fusione, Failli tiene a sottolineare che per realizzare le annunciate sinergie, “le due case potrebbero trovarsi ad affrontare un rilevante problema di razionalizzazione in Europa delle attività di progettazione, dell’utilizzo degli stabilimenti produttivi e della rete distributiva”.

“Se, come probabile, il nuovo gruppo deciderà di razionalizzare le attività ingegneristiche”, ha proseguito Failli, “è prevedibile un ridimensionamento o una chiusura delle attività di progettazione svolte in Italia a favore di quelle svolte in Francia.
A farne le spese non saranno solo gli ingegneri torinesi di Fca, ma anche i fornitori italiani perché il 70-80% della progettazione di Fca è svolta insieme alle aziende fornitrici che producono componenti e sistemi”.

Livelli occupazionali negli impianti italiani

Per quanto riguarda il personale impiegato nelle fabbriche italiane, Cisal Metalmeccanici ritiene che le precedenti scelte del Gruppo Fca, che puntavano “a trasformare il paese nel luogo della produzione di vetture di segmento premium”, potrebbero essere drasticamente ridimensionate.
Infatti, gli stabilimenti che al momento lavorano a pieno ritmo non sono quelli che sfornano le auto di alta gamma, bensì “Pomigliano, dove si assembla un’auto del segmento. A (la Fiat Panda), e quello di Melfi, che produce Suv di piccole dimensioni (Fiat 500X e Jeep Renegade”).

“Con la produzione dei modelli premium in crisi – per i costi complessivi dell’operazione e per l’evidente insuccesso dei prodotti Alfa Romeo – difficilmente le scelte del nuovo gruppo potranno essere in continuità con quelle di Fca”, ha scritto Failli.

“Di fronte alle buone prospettive per gli azionisti, ma senza informazioni sul percorso organizzativo e industriale che porterà alle sinergie annunciate e alla luce delle più che probabili pressioni politiche”, ha concluso, “è davvero difficile affermare che la fusione genererà valore per tutti gli stakeholder in gioco”.