Family office: la vera sfida è chiederci cosa ci rende felici

3 Luglio 2020, di Fabrizio Guidoni

Uno dei compiti che sempre di più in Italia le private bank e i family office sono chiamati a svolgere è aiutare i clienti imprenditori e le loro famiglie che hanno completato il loro percorso imprenditoriale – spesso cedendo l’azienda a qualche fondo specializzato – a come potersi finalmente dedicare alle proprie passioni con una giusta allocazione del grande capitale ricavato. Meglio ancora se verso un progetto che possa coinvolgere e unire tutti i propri familiari più cari.

Sulla carta, avere un cospicuo capitale a disposizione potrebbe sembrare risolvere tutte le problematiche più importanti. Ma in pratica esistono diversi aspetti delicati da tenere conto al fine di indicare una soluzione corretta e veramente soddisfacente sia dal punto di vista emozionale e sentimentale sia da quello di sostenibilità finanziaria del progetto stesso. Elena Giordano, partner, business developer e family officer a Albacore, ci spiega quali sono gli aspetti fondamentali per affrontare e identificare la risposta giusta a questa esigenza molto delicata.

Quali sono i punti chiave che un family officer deve avere ben presente per aiutare il cliente che si trova in questo particolare passaggio della sua vita?
“Tutto parte da una domanda veramente fondamentale di cui nessuno di noi spesso ha una risposta chiara e strutturata: cosa ci rende felici? Sei proprio sicuro che adesso che sei più ricco di prima, perché hai venduto la tua azienda e hai incassato una cospicua cifra sul conto di cui prima magari non ti rendevi conto, sei più felice di prima? La risposta va ricercata per ognuno dentro di sé. È veramente importante che le famiglie imprenditoriali che vogliono costruire un progetto insieme, legato a una passione comune, dopo aver ceduto l’azienda comincino a riflettere su cosa realmente le rende felici.”

Sembra facile ma da quello che ci sta dicendo si intuisce non lo sia affatto, vero?
“È proprio così. Pochi si fermano a riflettere su questi temi: capisci che i soldi non sono niente se non gli dai un senso, se non li usi per essere felice. La felicità è dettata da altre cose, i soldi sono un mezzo per raggiungerla.
Diverse persone uscite dal mondo imprenditoriale hanno poi sviluppato progetti personali ma che non si comprende bene i motivi profondi che le hanno spinte a farlo. E così, spesso questi progetti non hanno poi trovato la giusta sostenibilità nel tempo.”

Ma come fa una persona a capire cosa la rende veramente felice quando è condizionata dalla grande liquidità arrivata dopo la vendita della società di famiglia, fatta crescere per anni se non per generazioni?
“In effetti, spesso l’incasso di una grande liquidità spinge la persona che è stata sempre un imprenditore o un manager nella stessa azienda di famiglia più a impiegarla per creare ulteriore reddito che per allocarla a qualcosa che possa sviluppare una vera e propria passione di famiglia e renderla felice.
Per capire cosa la rende felice esiste un punto di partenza: guardare al proprio passato. Cioè, guardare a quei momenti che l’hanno resa veramente felice all’interno delle sue esperienze, cercando poi di articolare l’essenza di quella esperienza, e identificare così quale può essere il suo futuro. Attenzione però. Guardarsi dentro, è un passo impegnativo da fare e far fare.”

E come si può favorire questo passo?
“Affidandosi a una persona esperta nell’aiutarti a fare questo percorso di analisi interiore, un consulente in Family wealth mentoring. Noi abbiamo a disposizione una bravissima consulente americana in family mentoring, Diana Chambers. Persone come Diana aiutano le famiglie in queste situazioni a superare i due grossi problemi che bloccano questo passaggio. Il primo, come detto finora, capire cosa ci rende veramente felici nella vita. Quando non hai il problema di arrivare a fine mese rischi di inventartene mille altri per non pensarci ed evitare di farti questa domanda.
L’altro enorme problema è la consapevolezza della ricchezza: cosa hai ora tra le mani che hai venduto la tua azienda. Prima, quando la persona aveva l’azienda da mandare avanti aveva la mente occupata in questo meccanismo da fare andare. Ma poi si è venduto e si rischia di perdere la dimensione della ricchezza che ora si ha disposizione e la percezione di cosa ci si può fare. Noi come family office abbiamo le risorse per aiutarli. Ma il punto chiave è che il percorso verso la consapevolezza deve partire dal cliente.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di giugno del magazine Wall Street Italia