Facebook non merita di far parte degli investimenti SRI

18 Aprile 2018, di Daniele Chicca

Integrando criteri come ambiente, sociale e governance, gli investimenti sostenibili puntano a diventare il futuro della finanza responsabile. A essere un marchio DOC, una garanzia di qualità. Ma finché gruppi come Facebook, che ha dimostrato con le sue azioni di non avere completamente a cuore le informazioni dei suoi utenti, vengono giudicati tra i migliori del settore, l’affidabilità del modello sarà messa in discussione. È uno dei motivi per cui alcuni esperti del settore chiedono che venga rivisto il sistema di rating ESG.

Mentre continua la crescita boom dell’industria degli investimenti sostenibili (Sustainable and Responsible Investment), il social network attraversa uno dei suoi periodi più difficili. Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, si chiedono in molti, forse il titolo del gruppo di Mark Zuckerberg non meriterebbe più di essere inserito nei portafogli sostenibili e responsabili.

L’SRI è una strategia di investimento che è cresciuta del 184% in appena sei anni di tempo. Si fa riferimento a questo settore come a quello degli investimenti sostenibili e responsabili, ma un sotto settore che va molto di moda ultimamente è quello dell’ESG di cui si è parlato tanto al Salone del Risparmio 2018 di Milano. ESG sta per Environment, Social Justice e Corporate Governance (ambiente, giustizia sociale e governance aziendale) e consente agli investitori di puntare soldi su temi più allineati a quelle che sono le loro convinzioni, ideali e morale, senza rinunciare al profitto.

“Scommetto che il 95% della gente che è esposto a un fondo azionario o obbligazionario non ha idea di dove investano realmente questi fondi” dice al giornale americano The Blade Tom Klein, professore emerito di inglese dell’Università Bowling Green State appassionato di temi come ambiente e sostenibilità che ha convinto il suo consulente finanziario a costruire portafogli veramente socialmente responsabili.

“Quello che sto cercando di promuovere è una maggiore educazione finanziaria. Abbiamo il diritto di sapere con precisione chi stiamo sostenendo finanziariamente e quali valori stiamo promuovendo”. Quella espressa da Klein in fondo è l’idea alla radice della nascita della finanza sostenibile.

Rating con i fattori ESG non è più sufficiente

Ebbene, nel caso di Facebook, i valori promossi sono stati messi in discussione dopo lo scandalo del datagate. Cambridge Analytica si è servita dei dati e delle informazioni personali di decine di milioni di utenti del social media per fare campagna e propaganda politica.

Si calcola che i titoli della piattaforma social più popolare al mondo siano presenti nella top 10 di ben 80 fondi SRI. Questo è possibile grazie a una serie di risultati buoni sul piano dell’impatto ambientale e agli sforzi nel campo energie rinnovabili compiuti dalla società della Silicon Valley. Ma lo scandalo ha messo in dubbio alcuni dei valori difesi ufficialmente dal gruppo.

“Anche se è stato doloroso, lo scandalo di Cambridge Analytica ha offerto una lezione cruciale per gli investitori socialmente responsabili: non è sempre sufficiente giudicare una società in base a come conduce i suoi affari, è importante considerare anche il tipo di business che porta avanti”, osserva Dave Fanger, CEO e fondatore di Swell Investing, società di investimenti socio-responsabili, in un articolo pubblicato sul sito della CNBC.

Social non vuol sempre dire socialmente responsabile

Un’impresa che ha consentito che venissero manipolati i dati di sino a 87 milioni di persone, che riponevano fiducia nella correttezza del gruppo, non può essere considerate responsabile, giusto? Si chiede retoricamente Fanger. Eppure così è. Più di un dollaro su cinque in gestione è investito rifacendosi a strategie SRI (per una cifra pari a $8.720 miliardi o forse più).

L’AD di Swell Investing sottolinea che un’ampia fetta del denaro è investito in fondi che fanno affidamento a filtri o indici particolari che permettono di giudicare fattori come ambiente, governance e sociale. Come l’azienda tratta i suoi lavoratori, quali sono le sue politiche ambientali e se ha i conti on ordine, sono per esempio elementi presi in considerazione.

Soppesano ogni fattore ESG e danno un giudizio complessivo sulla società. Quello che manca, tuttavia, è un’analisi del settore in cui l’impresa opera. Fanger ricorda che anche se da anni si sapeva della lacune in materia di privacy di Facebook, il punteggio ESG del social network è risultato alto in altre aree e settori, consentendo al rating SRI di restare elevato.

“È ora che gli investitori prendano in considerazione come le aziende intendono cambiare il futuro del mondo e se assumono un ruolo più attivo nelle decisioni sugli obiettivi che vorrebbero ottenere con i loro investimenti”, conclude il manager. Lo devo fare per difendere i loro interessi, ma soprattutto “per il futuro del pianeta”.