Fabi: se lo spread sale, salgono i tassi sui nuovi prestiti a famiglie e imprese

9 Settembre 2019, di Alessandra Caparello

Con la formazione del nuovo governo giallo-rosso, lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci anni è sceso sotto i 150 punti base per la prima volta dal 15 maggio 2018.  Al momento della chiusura della Legge di Bilancio per il 2019, lo spread era intorno ai 250-260 punti base. Come ha riportato l’Ossevatorio CPI, nel periodo giugno-novembre sono stati emessi titoli con spread anche più elevati e su questi, indipendentemente da quello che accadrà in futuro ai tassi di interesse, si pagheranno interessi più elevati di quanto sarebbe stato ipotizzabile a inizio maggio.

Certo è che ogni volta che lo spread aumenta, salgono i tassi sui nuovi prestiti a famiglie e imprese. È quanto emerge da una analisi della Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, che ha analizzato l’andamento del differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e titoli tedeschi dal 2008 al 2019, dal governo Berlusconi fino ai giorni nostri, con il Conte I.

Lo spread – commenta il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni – fa aumentare i tassi di interesse in quanto aumenta il costo della raccolta delle banche, che hanno circa 400 miliardi di euro di titoli di Stato italiani. Ne consegue che gli istituti di credito spendono di più per acquistare denaro e per finanziarsi: costo di acquisto più alto e conseguentemente prezzo di vendita alla clientela più alto.