Faber: “Nostri figli moriranno più poveri di noi”

11 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

Il guru dei mercati Marc Faber si è lanciato in un attacco violento contro stati e banche centrali, rei di aver provocato un deterioramento della crescita economica e dei mercati finanziari.

Il ricco investitore svizzero, intervenendo alla fiera della finanza di Zurigo “Finanz’16“, ha dichiarato che “lo Stato è il solo settore in crescita in Europa” e pertanto dovrebbe ridurre il suo contributo al Pil di almeno il 25%. In media arriva al 50% nei paesi industrializzati.

Sotto i colpi delle banche centrali e dei governi le disuguaglianze aumentano, crescono le tensioni e si riduce la crescita. Negli Stati Uniti se si guarda al mercato immobiliare, per esempio, si scopre che a causa dell’allentamento monetario, la parte che spetta ai proprietari di case è scesa dal 70 al 64% dopo la crisi.

“Quello che le famiglie guadagnano con il prezzo del petrolio è perso negli affitti e per via della politica di assistenza sanitaria del presidente socialista americano“.

Taglia stato in aumento: “un cancro”

L’aumento di dimensioni dello Stato è come un cancro per Faber. L’autore della lettera agli investitori il cui nome è tutto un programma, “Gloom, Boom and Doom“, è stato forse ancora più pessimista del solito nelle sue dichiarazioni a Zurigo.

“Nei paesi industrializzati i giovani muoiono più poveri rispetto ai loro genitori”. La colpa è della “crescita dello Stato, un cancro malsano che erode la crescita”. Il rallentamento economico degli ultimi 30 anni, secondo Faber, è per esempio la conseguenza diretta dell’incremento delle spese pubbliche.

Le prospettive economiche sono “deprimenti così come lo sono gli squilibri abbondanti”. Questo è provocato dalle politiche senza senno delle banche centrali. Il concetto ricalca quello espresso già il 29 gennaio in una intervista all’emittente CNBC, quando l’investitore aveva detto che “il mondo è folle a dare il potere alle banche centrali”.

I policy maker hanno cercato di fare il possibile per impedire la deflazione, ma la liquidità in abbondanza si è riversata sui mercati mondiali e sui crediti bancari di Cina e altri paesi emergenti. Risultato, ora ci potrebbero volere anni prima che l’aggiustamento necessario dell’economia cinese sia compiuto e questo processo sarà “brutale”.

Fonte: Le Temps