Export, quanto costerà Brexit all’Italia

12 Marzo 2018, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – Non solo i dazi di Donald Trump, anche la Brexit sta mettendo a dura prova il  commercio internazionale. Secondo un rapporto realizzato dalla società di consulenza Oliver Wyman e dallo studio legale Clifford Chance, il costo delle barriere tariffarie e non  al commercio post Brexit sarà di 58 miliardi di sterline all’anno.

In tale contesto, le aziende stanno adottando misure per proteggersi. Poco prima del referendum sulla Brexit in Irlanda del Nord, ad esempio la Lakeland ha optato per la lavorazione del latte a nord del confine, consentendo così di trasformare il latte nordirlandese direttamente in sede in caso di un hard Brexit. Dal canto suo il Regno Unito ha suggerito che la tecnologia può ridurre al minimo eventuali interruzioni attraverso una cosiddetta frontiera intelligente ma, come hanno detto i ricercatori, sarebbero ancora necessari punti di sorveglianza e ispezione.

Un accordo tra Londra e Bruxelles che preveda una futura unione doganale ridurrebbe il costo post Brexit sul commercio a 17 miliardi di euro per l’Unione europea e 21 miliardi per il Regno Unito. Cinque i settori che saranno colpiti tra cui l’automotive e il settore agricolo specie in Irlanda. E L’Italia?

Come scrive il Corriere della Sera, il nostro paese ha un export di circa 20 miliardi di euro verso il Regno Unito, il terzo mercato europeo di sbocco dopo Germania e Francia e l’impatto delle maggiori barriere post Brexit sarà pari a circa 2 miliardi e mezzo.

I maggiori costi saranno a carico di quelle aziende che vendono beni di consumo, dal settore tessile, abbigliamento, a quello degli elettrodomestici. Le piccole imprese soffriranno di più, dice Giovanni Viani, managing partner forge of empires hack di Oliver Wyman in Italia.

“Mettersi insieme e fare consorzio diventerà una scelta obbligata per ridurre i costi e gestire le nuove regolamentazioni (…) Gli esportatori di prodotti unici o distintivi potranno trasferire i maggiori costi sui consumatori britannici ma per i prodotti generici sottoposti alla concorrenza diventerà più difficile”.