Ex patron Gucci Di Marco accusato di evasione fiscale in Ticino

28 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

L’ex patron di Gucci è sospettato di aver messo su in Ticino un sistema per evadere milioni di euro al fisco italiano. È il risultato di una maxi inchiesta che in Svizzera hanno ribattezzato già fashionleaks, secondo cuil manager non ha mai vissuto in Svizzera dal 2010 al 2014 come invece ha dichiarato.

Sono stati dei documenti confidenziali finiti in mano al sito di inchieste giornalistiche francese Mediapart – e condivisi con il consorzio giornalistico EIC e RTS – a incastrare l’ex CEO del marchio italiano, stella della moda internazionale. Il super manager del gruppo italiano affiliato al gruppo Kering – che ha una sede in Ticino tramite la holding Luxury Goods – ha potuto giovare di un forfait fiscale, senza essere di fatto mai stato effettivamente residente nel cantone.

A finire nel mirino dell’indagine non è solo Patrizio Di Marco, accusato di aver sottratto i soldi rivolgendosi a degli specialisti con sede a Lugano, ma tutto il gruppo Kering. Il nucleo della polizia milanese contesa al colosso francese della moda, che controlla Gucci, di aver evaso il fisco per 1,4 miliardi, con ricavi non dichiarati pari a 14,5 miliardi.

Patrizio Di Marco: forfait fiscale fasullo

Tornando a Di Marco, sembra che abbia sottratto la metà dei sui guadagni al fisco italiano. Secondo quanto riportato dai giornalisti investigativi, “architetture contabili acrobatiche”, orchestrate dai consulenti del gigante del lusso, avrebbero concesso al dirigente il forfait fiscale fasullo.

Ancora una volta c’entra il paradiso fiscale di Panama passato agli onori della cronaca giudiziaria per lo scandalo Panama Papers. Il numero uno di Gucci dal 2011 al 2014 avrebbe dirottato su un conto di Singapore 23 milioni di euro circa. Per farlo si sarebbe servito di una società off-shore di Panama.

Di Marco sarebbe riuscito a nascondere la somma dalle grinfie del fisco italiano grazie alla consulenza di un fiduciario di Lugano, in Ticino, tra i primi a figurare nel consiglio di amministrazione del gruppo Luxury Goods. Lo specialista, difatti, riferisce RTS, è entrato nella holding già nel 1997, ossia un anno dopo l’arrivo del gruppo (allora Gucci) nel cantone svizzero di lingua italiana.

Il manager si è difeso dalle accuse e dice di poter dimostrare la correttezza del suo operato. Bisognerà capire se le rivelazioni di RTS, in collaborazione con Mediapart, Tamedia e il consorzio di giornalisti EIC, provocheranno una nuova indagine anche in Ticino. Inchieste penali sono già state aperte in Italia e in Francia.

Kering sospetta evasione del fisco italiano

Tutto ha avuto inizio nel 2010, quando dal punto di vista amministrativo legale la stella di Gucci ha lasciato l’Italia per il Ticino. È nella cittadella di Paradiso che trasloca, in un appartamento con vista sul Lago. Ma per beneficiare di un forfait fiscal bisogna dimostrare di vivere sul posto.

Ma nessuno sembra averlo mai incrociato, stando a quanto risulta dall’inchiesta giornalistica. “Patrizio Di Marco? No, non mi dice niente. Non lo conosco e non l’ho mai visto”, racconta a RTS un vicino di casa.

Nel frattempo in Italia, il nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano contesta al gruppo del lusso francese Kering una presunta evasione fiscale. Ammonterebbe a circa 1,4 miliardi di euro con un fatturato non dichiarato intorno ai 14,5 miliardi.

Il “processo verbale di constatazione” ha al centro la commercializzazione di prodotti Gucci e l’aggiramento, tra il 2011 e il 2017, delle imposte italiane attraverso attraverso operazioni contabili organizzate da consulenti di una società con sede a Lugano.

Le Fiamme Gialle sostengono che il gruppo Kering avrebbe evitato di pagare le tasse sulla commercializzazione in Italia di prodotti del marchio Gucci. Lo ha fatto attraverso “una stabile organizzazione occulta” costituita dalla società svizzera LGI Luxury Goods International. Così è stato possibile versare solo imposte svizzere inferiori al 9%.

Il gruppo francese di François-Henri Pinault “contesta le conclusioni sia per quanto riguarda le loro basi che sulle cifre”.