Evasione: tra acqua, Imu e Tasi gli italiani “risparmiano” indebitamente oltre 7 miliardi

9 Dicembre 2019, di Alessandra Caparello

Tra il mancato pagamento di Imu-Tasi, Tari e le bollette dell’acqua, gli italiani “risparmiano” indebitamente 7,6 miliardi di euro all’anno.

I conti li fa l’Ufficio studi della Cgia di Mestre secondo cui a pagare il conto sono i Comuni e le società che si occupano della gestione dei rifiuti urbani e/o erogano il servizio idrico, spesso controllate dalle stesse Amministrazioni comunali dove operano. Secondo i dati del Ministero dell’Interno riferiti al 2016, a fronte di 22,1 miliardi di gettito complessivo, la stima dell’evasione Imu-Tasi ammonta a 5,1 miliardi di euro, di cui 1,87 miliardi sono ascrivibili ai proprietari degli immobili delle regioni del Nord, 1,81 miliardi a quelli del Sud e 1,4 miliardi a quelli del Centro. Le regioni più virtuose, invece, sono il Piemonte (tax gap al 21,7 per cento), la Lombardia (20,6 per cento), la Liguria (18,3 per cento) e l’Emila Romagna (tax gap al 17,8 per cento) che è la regione dove la propensione all’evasione è la più bassa in assoluto.

“Se una gran parte di questi mancati pagamenti fosse recuperato, molto probabilmente ci sarebbe la possibilità di abbassare le tasse locali e le tariffe dell’acqua a tutti. Soprattutto nel Mezzogiorno che presenta un’incidenza sul mancato pagamento totale pari al 40 per cento: 10,5 punti in più della media registrata al Centro e 11 in più rispetto a quella del Nord”.

Mancati pagamenti tasse: novità dal 2020

Così commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo. Con la legge di bilancio 2020 le cose sono destinate a cambiare visto che la manovra prevede la “Riforma della riscossione degli enti locali” che consentirà alle amministrazioni locali di recuperare i mancati pagamenti senza attendere i tempi di iscrizione a ruolo del debito o di predisposizione dell’ingiunzione.

“In buona sostanza – afferma il ricercatore dell’Ufficio studi Andrea Vavolo – dall’ 1 gennaio 2020 ai Sindaci servirà un solo atto, anziché due, ovvero l’accertamento e l’ingiunzione, per arrivare alla soluzione estrema: l‘esecuzione forzata”.