Evasione, il fisco abbandona controlli sui conti in banca

28 Agosto 2017, di Mariangela Tessa

Brusca decelerazione delle indagini finanziarie (compresi i controlli nei conti in banca) nel contrasto all’evasione fiscale. A fare il punto sulla situazione è l’agenzia stampa Adnkronos, secondo cui nel 2016 gli accertamenti assistiti dal supporto delle indagini finanziarie sono calati del 43,9% attestandosi a 2.773 contro i 5.426 del 2015.

La spiegazione è che il fisco negli ultimi anni ha rafforzato gli strumenti che portano all’adempimento spontaneo, quindi la compliance fiscale. Dai dati emerge una sostanziale rinuncia allo strumento delle indagini finanziarie nella lotta all’evasione, in atto ormai da alcuni anni. Rispetto al 2012 il calo è dell’86,7%. Si passa in pratica da 11.872 accertamenti nel 2012 a 2.773 dello scorso anno.

Intanto, in vista del prossimo congresso provinciale del Partito Democratico, Alberto Ravaioli, ex sindaco di Rimini, ha sottolineato i risultati positivi dei 19 miliardi di recupero  di evasione fiscale nel 2016:

 “Ma come ha ben sottolineato Il Foglio, il 72% per cento della cifra, circa 14 miliardi, derivano da saldi di errori o dimenticanze dei contribuenti. Come a dire che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (che è un gran bene) ha portato i suoi frutti, permettendo un incrocio dei dati e quindi un recupero così importante… forse anche con poca fatica. Modelli precompilati, digitalizzazione, il limone da spremere però è sempre lo stesso. Se poi si aggiungono i 4.1 miliardi arrivati dalla cosiddetta voluntary disclosure (la “collaborazione volontaria” nel far rientrare i capitali dall’estero, Svizzera in testa e San Marino compresa) il cerchio si chiude. In definitiva, scarsissimo il contributo dei grandi evasori o degli sconosciuti al fisco.

Guardando al futuro, per  Ravaioli:

“appare giusta la politica impostata dal Governo Renzi, che così si può riassumere: diminuire progressivamente la pressione fiscale in misura compatibile con il bilancio delle Stato, revisionare la spesa pubblica, su di cui ho recentemente scritto, concertazione con l’Europa per una diversa politica economica che favorisca la crescita e gli investimenti, e una azione che uniformi progressivamente i regimi fiscali dei Paesi Europei”.

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