Euro, troppa austerity fa male a economia. “Riforme sono altro”

25 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – In Europa, la parola riforma è troppo spesso caricata di significati ambigui. Non è Beppe Grillo a denunciarlo, ma il Financial Times. Come sottolinea nel suo editoriale Wolfgang Münchau si tende a sopravvalutare troppo il potenziale impatto delle riforme. Ma in realtà chi osserva da vicino le cronache finanziare dovrebbe porsi delle domande. La liberalizzazione finanziaria ha davvero sostenuto la crescita economica nel lungo termine o piuttosto ha dato vita a una bolla immobiliare? La riforma del mercato del lavoro in Germania sarà in grado di aumentare la produttività nel lungo termine o sono altri i fattori che contano?

Questa distorsione – denuncia l’editorialista del quotidiano di Londra – è peggiorata di recente, in quanto la parola riforma è stata confusa con quella più abusata: austerità. Ogni volta che si sente un funzionario europeo applaudire l’ex premier italiano, Mario Monti, per le sue “riforme”, bisognerebbe in realtà guardare oltre, domandandosi che cosa realmente si stia lodando del suo programma di consolidamento fiscale. In molti hanno, infatti, applaudito la politica del Professor che però ha ridotto la crescita economica.

Austerità e riforma sono l’opposto l’uno dell’altra. Se vengono implementate riforme strutturali, tutto questo costerà denaro in anticipo. Se si desidera aprire il mercato del lavoro a nuove regole, saranno necessarie politiche per coloro che verranno licenziati. “Tali costi possono superare i benefici finanziari delle riforme nel breve termine, ma le riforme possono ancora far pagare dazio nel lungo periodo”, denuncia Munchau, sottolineando come le riforme strutturali, se corrette, non dovrebbero portare austerità.

Al contrario, l’austerità – ossia un aumento delle tasse e dei tagli degli investimenti del settore pubblico – conducono a un indebolimento dell’economia nel breve termine, e forse anche di più. In quei Paesi in cui la piaga della disoccupazione giovanile è superiore al 50 per cento, come in Grecia, Italia e Spagna, quei giovani non potranno mai trovare un buon lavoro nella loro vita. Gli economisti ammettono questo fallimento: parlano del cosiddetto effetto “isteresi”, ossia di un permanente danno economico difficile da colmare. Come dire: l’austerità potrebbe lasciare una cicatrice economica e sociale in tutta la zona euro.

In questo senso potrebbero essere l’Italia e la Spagna a pagare il conto più salato a cause delle riforme mirate al consolidamento fiscale dell’ultimo anno. Tagliare gli investimenti e aumentare le tasse in un periodo di recessione non solo non ha permesso di uscire dal tunnel, ma si è impiegato capitale politico alla causa della austerity, lasciando sguarnito il fronte delle riforme.