Euro sotto $1,10, ma non crolla. Tassi greci a due anni balzano al 47%

6 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – I commenti poco incoraggianti sulle prospettive di un accordo tra Grecia e creditori, in particolare quelli di Bce, Germania e Commissione Ue, hanno spinto nuovamente in ribasso l’euro, che invece aveva tentato di recuperare terreno dopo la notizia delle dimissioni di Yanis Varoufakis da ministro delle Finanze.

Dopo il no nel referendum in Grecia i mercati finanziari sono in preda alla volatilità.

Subito dopo l’esito del voto, che ha decretato la vittoria del no con il 61,3%, sul valutario l’euro ha bucato al ribasso la soglia di $1,10, per poi rinconquistarla dopo la notizia relativa alle dimissioni di Yanis Varoufakis, che ha giustificato la sua scelta per favorire il premier Tsipras nelle trattative con i creditori.

Alle 11.04, l’euro è quasi vicino ai livelli precedenti il voto, rimanendo sotto pressione con una perdita -0,48% a $1,1061. Euro/yen -0,64% a JPY 135,56. Euro/sterlina -0,41% a GBP 0,7109. Ribassi, dunque, ma nessun crollo.

I futures sul contratto Treasuries a 10 anni sono balzati al record dallo scorso 1° giugno, mentre i tassi sui bond australiani a 10 anni sono scesi al minimo in una settimana al 2,90%, sulla scia della decisione degli investitori si riposizionarsi sugli asset considerati più sicuri.

Secondo quanto riporta Bloomberg, JP Morgan e Barclays ritengono che ora lo scenario più probabile sia un’uscita di scena della Grecia dall’Unione monetaria europea. JP Morgan prevede che i tassi decennali dei Bund possano scendere fino allo 0,65% nella giornata di oggi, dallo 0,79% di venerdì.

Intanto esplodono al rialzo i tassi sui bond a due anni della Grecia, fino al 47%, mentre gli acquisti sui bond tedeschi portano i tassi decennali a scendere allo 0,72%.

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