Euro: Draghi non parla piu’ di “contagio positivo”

6 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

SIENA (WSI) – Il numero uno della Bce Mario Draghi ha parlato dell’inizio di una fase di contagio positivo. Nemmeno il tempo di pronunciare quelle altisonanti parole e il rialzo dei tassi di Spagna e Italia e’ tornato a mettere in pericolo l’intera area euro. Un deja-vu dell’autunno del 2011. Difficile credere che la crisi sia finita, e’ solo dormiente. A differenza di Usa e Regno Unito, peraltro, le banche europee sono solo all’inizio del ciclo di deleveraging di alleggerimento dei livelli di indebitamento.

Tassi & Congiuntura: in area Euro ieri, dopo le pesanti perdite di lunedì, si è assistito ad un rientro delle tensioni che hanno portato ad un rialzo dei listini azionari e ad un calo dello spread. Il differenziale italiano è infatti sceso a 280 pb. Questa mattina si sta però assistendo ad un nuovo rialzo degli spread sulla scia della partenza negativa delle borse. In questi giorni l’attenzione rimane focalizzata sugli sviluppi in Spagna sul caso di corruzione del Partito Popolare e sull’Italia in attesa delle elezioni. Per domani è inoltre attesa la riunione della Bce e le aste spagnole. La Bce ha comunicato che nella settimana conclusasi il 1° febbraio il bilancio è sceso ai livelli minimi da almeno un anno, dopo che alcune banche hanno deciso di rimborsare i finanziamenti ottenuti con le operazioni a 3 anni. Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, il Portogallo potrebbe in via precauzionale chiedere supporto alla Bce tramite il programma di acquisto di bond (OMT).

Ricordiamo che Draghi quando annunciò il programma a settembre riferì che l’Omt potrà essere utilizzato anche da quei paesi sotto programma di salvataggio ma solo quando questi avranno riconquistato l’accesso sui mercati. Dello stesso avviso è anche il quotidiano Die Welt, che cita una fonte governativa, secondo cui Irlanda e Portogallo sperano di utilizzare il supporto della Bce per un accesso più agevole sul mercato dei capitali. Inoltre il Portogallo sta spingendo per estendere la scadenza del prestito. Sul fronte macro, segnaliamo il rialzo del Pmi servizi finale di gennaio per l’intera area Euro. Scende invece il dato italiano che resta sotto soglia 50. Invariata al 2,2% l’inflazione italiana preliminare di gennaio, in cui il calo dei prezzi dei trasporti è stato in parte bilanciato da un rialzo dei prezzi dei beni alimentari.

Attesa oggi l’emissione in Germania del titolo a 5 anni fino a 4 Mld€. Negli Usa giornata all’insegna di tassi in rialzo sulla parte a lunga e stabili su quella a breve in un contesto di rialzo dei mercati azionari. Da segnalare soprattutto la performance negativa dei bond trentennali che da inizio anno perdono più del 5% sfavoriti dai segnali di ripresa dell’economia e da un incremento delle aspettative di inflazione. Recupera leggermente il comparto high yield dopo sette sessioni consecutive in ribasso. La notizia più rilevante di ieri è stata la decisione del governo Usa di intentare causa contro l’agenzia di rating S&P, chiedendo un indennizzo di 5 Mld$ per aver contribuito a scatenare la crisi dei mutui subprime.

Sul fronte macro, l’indice Ism non manifatturiero ha registrato a gennaio un lieve calo a causa principalmente di un ridimensionamento delle componenti nuovi ordini, attività corrente e scorte. All’interno però segnali positivi giungono dalla componente occupazionale, attestatosi ai massimi dal 2006. Sul fronte Fed, toni ottimistici giungono dalle parole di Elizabeth Duke, membro votante, riguardo alle prospettive di crescita dell’economia statunitense. Secondo la Duke segnali di ripresa giungono sia dalla spesa per consumi che dagli investimenti, in particolar modo nel settore immobiliare.

Valute: ieri si è assistito ad un apprezzamento dell’euro vs dollaro sulla scia del rialzo delle borse nonostante le parole del presidente francese Hollande secondo cui l’Europa deve utilizzare l’euro come uno strumento di stimolo per le esportazioni, come già stanno facendo gli Usa e la Cina. Questa mattina si assiste ad un apprezzamento moderato del dollaro all’apertura della sessione europea. Per oggi le resistenze si collocano a 1,36 e 1,37 con il supporto collocato presso area 1,3450-1,35. Prosegue il deprezzamento dello yen verso quasi tutte le principali valute penalizzato dalle dimissioni anticipate del governatore della BoJ Shirakawa. Il governatore terminerà il mandato il 19 marzo invece dell’8 aprile.

Sulla scia di tale notizia lo yen è tornato sopra 94 verso dollaro per la prima volta dal 2010. Forte deprezzamento anche verso euro con il cross che stanotte si è spinto fino a 127,70, livello di resistenza odierno. Supporto più vicino a 126,60 seguito da 125,50. Questa notte la valuta più debole è stata il dollaro australiano penalizzato dal calo inatteso delle vendite al dettaglio a dicembre (terzo ribasso consecutivo). Il cross dollaro Usa/dollaro australiano è calato ai minimi da 3 mesi. In apprezzamento il rand sudafricano dopo il calo inatteso della disoccupazione nel quarto trimestre.

Materie prime: ieri si è assistito ad un recupero delle materie prime con l’indice GSCI ER salito dello 0,4% guidato dal rialzo del gas naturale Usa (+2,5%). Positivo anche il succo d’arancia (+1,2%) su timori legati a possibili danni al raccolto di agrumi in Florida. Chiusura in rialzo anche per il petrolio grazie all’Ism non manifatturiero Usa migliore delle attese. Misti i metalli preziosi ed industriali. Tra gli agricoli in evidenza il cacao (+2,5%), in calo i cereali e lo zucchero grezzo (-0,9%). Questa mattina il Brent si colloca sopra i 116$/barile e l’oro oltre i 1670$/oncia.

Azionario: in area Euro ieri sono tornati gli acquisti sui listini azionari dopo le forti perdite di lunedì. I settori che hanno guidato il recupero sono stati finanziari ed energetici. Recupera anche il listino azionario italiano che insieme a quello spagnolo sono risultati i migliori dell’area. Il rialzo dell’indice italiano è da attribuire principalmente al recupero del settore bancario. Negli Usa i listini azionari recuperano le perdite di lunedì grazie al rimbalzo dei settori tecnologico e finanziario che erano stati particolarmente penalizzati a inizio settimana.

L’indice S&P500 torna nuovamente sopra la soglia dei 1500 punti in un contesto di volumi sostenuti (circa il 10% al disopra della media degli ultimi 30 giorni). Sul fronte emergente l’indice MSCI EM ieri ha perso lo 0,5%, ribasso maggiore da una settimana, penalizzato dalle società energetiche.

In calo il Brasile (-0,2%) penalizzato dalla trimestrale di Petrobras. Secondo giorno consecutivo di forte calo per l’Argentina (-2,1%). Questa mattina indicazioni miste giungono dai mercati asiatici con il calo della Malesia su timori di elezioni anticipate ed il rialzo del Vietnam.