Euro continua a non convincere gli italiani, penultimi nell’Eurozona per gradimento

2 Dicembre 2019, di Mariangela Tessa

L’euro continua a non convincere gli italiani. In controtendenza rispetto al resto dell’eurozona, nell’ultimo anno è cresciuta la percentuale dei cittadini che considerano la moneta unica un bene per il Paese è diminuita di due punti attestandosi al 55% mentre la quota di chi considera l’euro addirittura un male è cresciuta di sei punti arrivando al 36%.

Il malcontento è tale che gli italiani si collocano al penultimo posto dell’ultimo sondaggio Eurobarometro, in linea con Cipro. Una quota maggiore di ‘euroscettici’ risulta essere presente solo in Lituania (37%), dove però rispetto a un anno fa i contrari all’euro sono diminuiti di tre punti percentuali.

Italia in controtendenza rispetto al resto dell’Europa

Se in Italia la moneta unica continua a suscitare perplessità, lo stesso non si può dire nel resto della zona euro.

Nella stragrande maggioranza degli Stati dell’Eurozona la quota dei cittadini che ritiene la moneta unica un bene per il proprio Paese è cresciuta. Nella media dell’Eurozona coloro che ritengono la moneta unica un fatto positivo per il proprio Paese è invece del 65%, il valore più alto mai registrato dal  2002.

Solo in Italia, Austria, Slovenia ed Estonia ci sono state flessioni.

La Commissione ha spiegato che la valuta comune è sostenuta dalla maggioranza dei cittadini in tutti i 19 Stati membri dell’area dell’euro.

Ambiente, nuova priorità per gli europei. Per gli italiani resta il lavoro

L’indagine Eurobarometro ha poi confermato che per gli europei l’importanza del clima. Combattere i cambiamenti climatici e preservare il nostro ambiente, gli oceani e la biodiversità dovrebbe essere la principale priorità del Parlamento europeo.

Si tratta della prima volta che i cittadini mettono i cambiamenti climatici al primo posto tra le priorità Ue. In Italia, la priorità numero uno rimangono le politiche di contrasto alla disoccupazione (fondamentale per il 37% degli intervistati), seguite dall’immigrazione e dalla lotta ai cambiamenti climatici (entrambe al 25%).