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Putin a San Pietroburgo, doppia esplosione nella metro: 11 morti

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L’esplosione di un ordigno artigianale nella metropolitana di San Pietroburgo ha provocato almeno 11 vittime e 50 feriti, lo riportano diversi media nazionali russi. La bomba, caricata con 2-3 etti di tritolo è deflagrata nella linea blu fra la ferma di Sennaya e quella del Tekhnologichesky Institut. Inesploso, invece, un altro ordigno rinvenuto nella stazione di Ploshchad Vosstaniya. Tutte le stazioni della metropolitana sono state chiuse.

“La metro di Mosca sta prendendo misure di sicurezza addizionali nel contesto della legge federale sulla sicurezza del trasporto russo”, si legge in una nota diffusa su Telegram, “le autorità della metro di Mosca sono pronte a fornire ogni assistenza alla metro di San Pietroburgo se necessario”.

Le prime voci provenienti dalla procura generale russa hanno evocato lo scenario di un attentato, avvenuto in un giorno in cui, peraltro, il presidente Vladimir Putin si trovava nella stessa San Pietroburgo. “I motivi al momento non sono chiari, non escludiamo nessuna pista: né quella criminale, né quella terroristica”, ha detto Putin, le indagini “sono in corso”.

Le autorità di Bishkek sostengono  che sia stato un kamikaze kirghiso di 22 anni il responsabile dell’attentato terroristico contro la metropolitana di San Pietroburgo. Per via dell’impegno in prima linea nel teatro della guerra in Siria, la Russia era già stata oggetto di minacce di vendetta da parte dell’Isis. Ma, soprattutto, sono stati i ribelli ceceni a insanguinare il Paese negli anni passati: l’ultimo grande attacco kamikaze risale al 2010, nella metro di Mosca, i morti furono 38. In precedenza, si ricordano il massacro di Beslan nel 2004 (oltre 330 morti) e la presa di ostaggi nel teatro di Mosca nel 2002 (che si concluse con più di 120 vittime).