ESG: priorità per gli investitori. Conta più delle commissioni

13 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

Gli asset manager superano le aspettative degli investitori in termini di ESG e rischio/rendimento ma non soddisfano le richieste complessive.
È quanto emerge dal rapporto“Asset and Wealth Management Revolution: prospettive per gli investitori – ripensare gli obiettivi e la performance” di PwC, che analizza la relazione investitore-gestore sulla base dell’Investor Alignment Index.  Ovvero un indice che misura il divario tra il grado di soddisfazione degli investitori per quanto riguarda la performance degli asset manager su ciascun fattore (o dimensione/area) e l’importanza che tale fattore riveste per loro.
L’indice è stato sviluppato dalla società, coinvolgendo 750 investitori istituzionali e 10.000 investitori retail a livello mondiale.

Complessivamente, l’indice suggerisce che i gestori si collocano leggermente al di sotto delle aspettative degli investitori (poco meno di zero su una scala da -9 a 9): ciò significa che per i gestori competitivi ci sono ampi margini di miglioramento e per sviluppare il proprio business.

La situazione migliora quando si passa ad analizzare le aspettative degli investitori (retail e istituzionali) relativamente alle dimensioni cruciali di rischio/rendimento e ESG.
In questo casi, i gestori hanno quasi superato le aspettative, anche se, a detta degli investitori retail, serve più impegno in tal senso e la tecnologia può fornire solo alcune, ma non tutte, le soluzioni a questo problema.

La ricerca sottolinea come gli investitori non vedano più il rendimento finanziario come isolato da altri fattori. L’attenzione degli intervistati si concentra anche sul contesto macroeconomico e politico, nonché sul trade – off tra rischio e rendimento. Tre in particolare sono i fattori chiave:

Il tema ’ESG” più importante delle commissioni

Molti investitori desiderano che gli aspetti relativi a tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) siano integrati nel processo di investimento poiché ritengono che questi possano generare risultati finanziari superiori tramite la mitigazione dei rischi reputazionali, operativi e finanziari.

Secondo PwC nel mondo, le masse complessive dei fondi comuni d’investimento cosiddetti ESG saliranno tra il 2017 e il 2025 di un CAGR pari all’8,5%, raggiungendo 2,08 trilioni di dollari.

La ricerca evidenzia che gli investimenti ESG rappresentano il terzo fattore chiave per gli investitori intervistati, superando il tema commissionale; lo dimostra il fatto che le variabili ESG sono passate al vaglio degli analisti e agenzie di rating e quest’area rappresenta attualmente una priorità fondamentale per gli investitori sofisticati in tutto il mondo.

“Man mano che i clienti procedono nell’allineare gli interessi e i valori personali con il modo in cui investono i propri soldi, i criteri ESG sono ormai diventati un elemento essenziale che viene preso in considerazione nelle scelte di investimento e non solo una buona regola nella costruzione di un portafoglio.
Inoltre, con l’evoluzione delle aspettative, è altrettanto importante adeguarsi a questo cambiamento, poiché gli investitori hanno grandi attese dai ritorni del settore del risparmio gestito”, afferma Mauro Panebianco, Responsabile EMEA Advisory Asset e Wealth Management di PwC.

Maggiori investimenti in tecnologia

La debolezza operativa del settore del risparmio gestito apre di fatto le porte ai concorrenti Big Tech e fintech, che potrebbero ricercare una partnership o magari giocarsela in modo indipendente. E poiché le tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) e l’Internet of Things (IoT) rimodellano le aspettative degli investitori, si tratta di possibilità necessariamente destinate a crescere. Alleanze mirate, acquisizioni di team o di piccole imprese  – si legge nel report- potranno aiutare ad attrarre i talenti e le capacità tecnologiche necessarie per soddisfare le aspettative degli investitori.

È necessario un cambio di paradigma

La trasformazione dei valori, della performance e dell’operatività per stare al passo con le aspettative degli investitori richiede un cambiamento radicale. La ricerca mostra che per riorientare un’azienda occorrono due pilastri fondamentali:

Ridefinire l’obiettivo. Le aziende non possono più stare a guardare di fronte alle problematiche che stanno modificando il mondo di oggi. Controllando circa US$ 100 mila miliardi di attività in tutto il mondo, gli asset manager possono, e dovrebbero, far parte del cambiamento: si tratta di porsi la domanda fondamentale di come si debba guardare al proprio futuro.
Ridisegnare e vivere secondo nuovi valori deve essere un imperativo del top management, integrando questi principi nella strategia e nella missione del proprio business.

Ridisegnare le funzioni necessarie. Le imprese di successo devono avere una buona strategia rispetto alla gestione dei dati e dei talenti, un’operatività scalabile e un’attenzione maniacale all’esperienza del cliente, sono fattori critici di successo in un momento in cui la competizione e le pressioni sulle commessioni sono in continuo aumento.

Outsourcing: soluzione indispensabile

Per essere competitivi occorre muoversi verso infrastrutture singole o integrate e verso sistemi di gestione dei dati centralizzati. L’outsourcing si sta palesando come soluzione indispensabile per una serie di ragioni: oltre ad essere meno costoso della gestione interna, i service provider dispongono della scala dimensionale e risorse necessarie per aggiornare costantemente la propria tecnologia e far fronte all’incremento dei costi di fare business.
La gestione dei talenti e l’upskilling sono fondamentali per qualsiasi azienda di successo orientata al futuro.

“Le aziende del settore del risparmio gestito ritenute sostenibili devono avere competenze digitali, saper pensare oltre il tradizionale e avere la capacità di trasformare i dati in informazioni pratiche di business. La trasformazione digitale è al tempo stesso fattore abilitante e dirompente per la forza lavoro; è dunque importante stabilire una visione chiara per il futuro, fornire incentivi per migliorare e accrescere le competenze e portare l’innovazione dai margini al cuore dell’attività aziendale” ha concluso Mauro Panebianco.