Eredità, pianificare è meglio che ricorrere al codice civile

30 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Eredità, pianificare è meglio che ricorrere al codice civile

di Massimo Doria

Il film “Midway” racconta la storia di una delle battaglie più importanti della Seconda guerra mondiale, combattuta al largo dell’atollo di Midway, che segnò la fine delle vittorie giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della riscossa statunitense.

La Battaglia delle Midway iniziò il 4 giugno del 1942. Solo pochi mesi dopo, proprio durante la guerra, è nato anche il nostro codice civile, composto da sette libri e 2.969 articoli. Al suo interno la tematica successoria è trattata nel libro secondo che ha 353 articoli.

Al di là del dato numerico sugli articoli, ciò che vale la pena sottolineare è la distanza, davvero epocale, che separa il codice civile dal mondo in cui viviamo oggi. Basti pensare che, sempre nel 1942, la famiglia era solo patriarcale e la donna era per legge subordinata all’uomo! Le famiglie di oggi sono molto diverse da quelle di allora: convivenze, unioni civili, separati, divorziati, famiglie allargate, famiglie senza figli.
Eppure le regole della tematica successoria sono ancora ferme alle pagine di quel codice civile datato 1942.

Non affidiamoci al passato

Tutti noi dovremmo fare una pianificazione patrimoniale successoria per svariati motivi ma il dato Istat aggiornato al 2018 ci dice che solo il 12,6% degli italiani ha redatto una disposizione testamentaria mentre il restante 87,4% degli italiani ha deciso di far gestire la propria eredità dalle regole del codice datate 1942, regole che magari neanche conoscono.

Eppure, nella corso della vita, si ha a che fare con questa tematica più spesso di quanto si pensi. Si muore una volta sola ma sono ben tre i momenti in cui ci si scontra obbligatoriamente con il tema della successione: due volte quando vengono a mancare i genitori e una volta quando sarà il nostro turno e il nostro patrimonio verrà trasmesso agli eredi. In quel momento si verificherà la bontà della scelta fatta o non fatta.

Possiamo decidere di non fare alcun testamento e quindi subire le regole del codice civile, oppure essere noi a decidere del nostro patrimonio. Può essere fatto con un semplice testamento olografo che possiamo cambiare, modificare e rivedere in qualsiasi momento.
Vorreste decidere o vorreste subire? È questa la domanda che ci dobbiamo porre tutti quanti. Credo che si tratti di un aspetto culturale e che siamo noi intermediari e consulenti a dover cambiare e sensibilizzare le persone sul tema della pianificazione successoria. Le motivazioni per redigere un testamento sono tante peraltro: la fiscalità, la divisione del patrimonio tra i figli, la tutela dei figli minori o degli anziani, la pianificazione generazionale dell’azienda, evitare le liti ereditarie tra fratelli, tutelare le convivenze e il patrimonio, e così via. Tante situazioni diverse alle quali il codice civile risponde solo con una tabella di suddivisione del patrimonio in funzione del nucleo familiare.

E in questa suddivisione non mancano i difetti. Basti pensare che nel caso di una coppia senza figli il codice prevede che un terzo del patrimonio venga attribuito alla famiglia di origine del coniuge defunto (genitori e fratelli) e quindi il coniuge rimasto in vita si troverebbe comproprietario dentro casa sua e nei suoi conti correnti con suoceri e cognati. Sono convinto che non sarebbe un momento straordinario.

Eredità: cominciamo a imparare

Molti non conoscono come funziona la disciplina per l’eredità e si affidano ciecamente al codice civile (del 1942!). A mio parere bisognerebbe conoscere almeno alcune delle nozioni della materia ereditaria, come la differenza tra eredi legittimi e legittimari.
Gli eredi legittimi sono tutti gli eredi che riceverebbero il patrimonio in assenza di testamento (in altri termini quelli decisi dal codice civile). I legittimari sono invece eredi che non possono essere totalmente esclusi dall’asse ereditario e quindi hanno diritto, anche contro volontà testamentarie diverse, di ricevere una quota definita di riserva o di legittima.

Tra questi ultimi ci sono il coniuge, i figli e i discendenti in linea retta e, in assenza dei discendenti, gli ascendenti (genitori e nonni). Come dicevo prima, il coniuge sopravvissuto rischia di concorrere in comproprietà sul patrimonio con i suoceri e i cognati, in assenza di figli. Quella appena citata è forse la situazione più semplice ma nel mondo moderno ci sono situazioni complesse che nel 1942 non esistevano o erano molto rare: le convivenze, molto comuni tra i giovani e per le quali non è prevista nessuna reversibilità della pensione e nessun diritto successorio; le separazioni matrimoniali in presenza di figli minori; i tanti divorzi e le famiglie allargate, con figli da più matrimoni o convivenze.
Pertanto sarà necessario cominciare a conoscere bene la tematica successoria per pianificare e garantire ai propri cari una serenità familiare quando arriverà il fatidico momento.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia