Ennesimo tonfo a Wall Street: Nasdaq -5,2%. Rendimenti bond ai minimi storici, da Grande Depressione

18 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street chiude un’altra seduta in forte ribasso dopo una carrellata di dati macroeconomici negativi, che sembrano dare ragione a chi parla dell’arrivo imminente di una recessione negli Stati Uniti e nel mondo intero. Prova dei timori è il rendimento dei Treasury a dieci anni, che, per la prima volta nella storia finanziaria americana, scivola sotto il 2%, toccando così il minimo record.

A fine seduta il Nasdaq ha perso -5,22%, lo S&P500 -4,46% e il Dow Jones -3,67%. L’indice S&P500 e’ calato -20% dai massimi di aprile (tecnicamente una correzione e il mercato in territorio Orso) e -13% da luglio.

AVVERSIONE AL RISCHIO GLOBALE, CROLLANO LE BANCHE – Dall’Asia, all’Europa fino a New York, la parola d’ordine che risuona nei mercati azionari è solo una: vendere. E a Wall Street soffrono soprattutto i titoli bancari: Bank of America cede più del 7%, Citigroup -9%, JP Morgan -4,79%, Morgan Stanley -7,58%.

MORGAN STANLEY RIPORTA SUI MERCATI LO SPETTRO DELLA RECESSIONE -Preoccupa la decisione di Morgan Stanley di tagliare le stime sulla crescita economica globale. La banca d’affari ha anche affermato che Stati Uniti ed Eurozona stanno “oscillando pericolosamente vicino alla zona recessione”.

Ma lo spettro della recessione non è agitato solo da Morgan Stanley. Preoccupanti anche le dichiarazioni del numero uno della Fed di New York, William Dudley, che ha ammesso che la crescita economica degli Stati Uniti si è rivelata nella prima metà dell’anno “piuttosto più debole” rispetto alle attese. Di conseguenza, Dudley ha ammesso: “Ho rivisto al ribasso le mie attese per il ritmo di crescita dell’economia”.

DATI MACRO, UN BOLLETTINO DI GUERRA – Tutti questi timori continuano a essere confermati dai dati che provengono dal fronte economico degli Stati Uniti.

L’indice Philadelphia Fed , che misura l’attività manifatturiera dell’area di Philadelphia ha segnato un crollo che non si vedeva dal marzo del 2009, scivolando sotto il livello che segna la linea di demarcazione tra fase di contrazione e espansione. Il dato è crollato infatti a -30,7 punti, contro i 3,20 punti di luglio.

Le vendite di case esistenti non hanno fatto altro che confermare il quadro disastroso in cui versa il settore immobiliare americano, scendendo del 3,5% a luglio e attestandosi al valore più basso di quest’anno.

Le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione , inoltre, sono aumentate più del previsto, indicando la continua debolezza del mercato del lavoro americano.

L’inflazione, misurata dai prezzi al consumo , è salita a luglio dello 0,5%, più dell’aumento dello 0,2% atteso dagli analisti. Su base annuale, il rialzo è stato del 3,6%. A questo punto, l’attesa è per le 16 ora italiane, quando verranno rese note le vendite di case esistenti.

Unico dato positivo, il superindice di luglio, salito più delle attese. Ma il Conference Board, che ha reso noto l’indicatore, ha parlato di una crescita economica “lenta”.

RECORD ORO, PETROLIO -5% DOPO DATI – I dati economici hanno acuito l’avversione al rischio, a tutto vantaggio dei Treasury e dell’oro. Sul Comex, le quotazioni sono arrivate a volare di $25,90 a $1.819,70 l’oncia. Crollo invece per futures sul petrolio che, scontando gli allarmi sulla recessione, cedono più del 5%, scivolando a $84,44 al barile nel New York Stock Exchange.

EURO SOTTO $1,44, SUI MINIMI DI GIORNATA – Sul fronte valutario l’ euro incrementa i cali contro il dollaro, a $1,4313 (-0,78%), e ora cede anche contro il franco svizzero a CHF1,1313 (-0,73%). A tal proposito, si parla della possibilità di intervento da parte della Banca centrale svizzera, che tenta di frenare l’apprezzamento del franco. Possibilità che però sembra non avere alcuna conseguenza. Euro/yen in flessione dello 0,90% a 109,52. Dollaro/yen in calo a 76,58 (-0,04%).