Eni e la lobby delle utility contro le energie rinnovabili

11 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il detto latino “mors tua vita mea” si adatta alla perfezione alle richieste avanzate al parlamento Europeo dai big dell’energia del Vecchio Continente.

Richieste destinate a provocare polemiche, anche perché l’attività di lobby di colossi del calibro di Eni, Gdf Suez, Enel, E-On, GasNatural Fenosa, GasTerra, Iberdrola, Rwe e Vattenfall – che sono i firmatari del documento consegnato agli eletti di Strasburgo – non si limterà certo al documento presentato ieri da Paolo Scaroni e Gerard Mestrallet, i numero uno di Eni e Gdf Suez.

In buona sostanza, le utility bocciano la politica europea sulla lotta alla Co2, perché la considerano troppo onerosa rispetto ai risultati ottenuti, perché – a loro dire – la Ue si è data degli obiettivi troppo ambiziosi.

In particolare chiedono la fine delle politiche di incentivi in favore delle rinnovabili che “costano oltre 30 miliardi di euro l’anno” ai cittadini europei e che “pesano per circa il 18% sulla bolletta energetica”.

Inoltre, i nove big dell’energia hanno manifestato la loro richiesta affinché venga sbloccata la ricerca di gas da roccia: si tratta del codiddetto shale gas, le cui tecniche di estrazione sono ancora controverse, ma nche negli Usa ha fartto scoprire ingenti quantità di materia prima al punto da rivoluzionare il mercato e il prezzo del metano in tutto il globo.

In buona sostanza, la caduta dei profitti – in seguito al combinato disposto del calo delle domanda di energia causato dalla recessione e la concorrenza delle rinnovabili – ha costretto molti dei big a tagliare gli investimenti, vendere asset in giro per l’Europa e addirittura a chiudere le centrali in perdita. Da qui, la richiesta alla politica europea di non continuare con gli aiuti economici a chi è tra le principali cause del calo dei guadagni.

Per Scaroni e Mastrellet nessuno degli obiettivi fissati con la strategia 20-20-20 della Ue è stato raggiunto, hanno sostanzialmente detto. Si voleva garantire tutta l’energia necessaria, ad un prezzo competitivo e con un impatto ambientale sostenibile, invece “il costo del gas è il triplo che in America e quello dell’energia il doppio”, ha specificato Scaroni.

Non solo: “la sicurezza dell’ approvvigionamento è più a rischio di prima ed anche dal punto di vista ambientale i progressi sono stati pochi”. Quindi “dobbiamo ripulire la nostra bolletta energetica da aggravi impropri come i sussidi alle rinnovabili”.

Ma cosa chiedono in concreto le utility all’Europa? In sostanza, limitare la crescita dei costi energetici facendo sì che le bollette elettriche non siano un finanziamento di altre politiche e rafforzando le politiche di ricerca e sviluppo delle rinnovabili meno mature, ma non il finanziamento dell’installazione di pannelli solari; garantire l’approvvigionamento attuando tra l’altro il programma di finanziamento per le infrastrutture energetiche; rafforzare l’ambizione ambientale europea rivitalizzando anche il mercato europeo delle quote di Co2. Il tutto, elencato in un pacchetto di proposte concrete che saranno presentate anche ai principali leader europei in vista dei vertici del 2014 dedicati all’energia.

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