Emettere bond legati alle tasse: una proposta per salvare l’Eurozona

5 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Due degli economisti piu’ brillanti al mondo – Philip Pilkington e Warren Mosler – hanno unito le loro forze per presentare un innovativo strumento finanziario che a loro avviso potrebbe risolvere la crisi del debito sovrano dell’area euro.

Si tratta di un tipo speciale di bond, “vincolato alle tasse”, che contiene una clausola speciale: “Se (e solo se) il paese che emette debito fa default, l’importo puo’ essere utilizzato per i pagamenti delle imposte in quel paese.

Nella proposta, presentata nel report intitolato “Una soluzione nazionale alla crisi del debito europea” si precisa che “Se un investitore detiene un titolo di stato irlandese di questo tipo, ad esempio del valore di millle euro e il governo non riesce a rispettare il pagamento degli interessi o del capitale, l’investitore avra’ il diritto di convertire il debito, effettuando pagamenti fiscali per il governo irlandese in un importo pari a 1.000 euro”.

Pilkington e Mosler richiamano l’attenzione sul fatto che i paesi come il Giappone che stampano una moneta propria non si trovano ad affrontare costi di interesse pesanti o addirittura insormontabili sul loro debito. La ragione e’ semplice: questi paesi possono sempre effettuare i pagamenti alla scadenza fissata.

E se gli investitori sono consapevoli del fatto che il Giappone puo’ sempre creare yen a sufficienza per soddisfare i suoi obblighi, allora non verranno vinti dal panico in caso di difficolta’ economiche del paese.

Gli stati membri dell’Eurozona, invece, sono utenti e non emittenti di euro. Di conseguenza, anche se molti paesi della periferia hanno un rapporto tra debito e Pil piu’ piccolo del Giappone, restano comunque segnati da un costo di manutenzione del debito piu’ elevato.

L’idea cardine dietro ai bond vincolati da tasse (“tax-backed bond”, in lingua originale) trae ispirazione dalla teoria monetaria moderna ed e’ quella di fornire un modo per rassicurare gli investitori nel debito dell’area periferica (le obbligazioni sono garantite e possono essere considerate “moneta buona”, dal momento che sono accettabili per il pagamento le tasse in caso di default).

Al contempo consentirebbero di tenere sotto controllo i pagamenti di interessi, senza la necessita’ di un’uscita della zona euro, per fornire un modo di dotare il debito periferico di un’aura di sicurezza paragonabile a quella del debito di una nazione che emette valuta interna (come Stati Uniti e Giappone), ma senza la necessita’ che uno stato come la Grecia lasci effettivamente l’euro e torni alla dracma.

Ma la parte piu’ interessante del loro modello, come Pilkington e la Mosler sostengono, e’ che se questo piano dovesse funzionare, i titoli non sarebbero mai effettivamente utilizzati per i pagamenti fiscali: “poiche’ questo sostegno fiscale costituirebbe una soglia minima assoluto al di sotto della quale il valore dell’asset non potrebbe scendere e siccome le obbligazioni pagano un tasso di interesse equo e non gonfiato, non comporterebbe alcun rischio di perdita e nessun motivo di rinunciare all’investimento”.

Ne consegue che il debito governativo potrebbe anche non essere mai effettivamente utilizzato per ripagare le tasse dello stato. Sara’ sufficiente sapere che la possibilita’ esiste per non perdere mai la fiducia e il sostegno dei mercati.