Elezioni Usa, nessun rally per il dollaro in vista del voto

29 Ottobre 2020, di Massimiliano Volpe

Elezioni Usa, nessun rally per il dollaro in vista del voto

A cura di Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di UBP

Il risultato delle elezioni presidenziali Usa sarà molto importante per i mercati valutari. In generale sotto la presidenza Trump si è verificato un deciso rally del dollaro e anche i mercati azionari hanno registrato ottime performance per diverse ragioni.  Quindi, in un certo senso la Presidenza Trump è stata caratterizzata da un dollaro forte e da un altrettanto forte mercato azionario.

Dollaro penalizzato dal coronavirus

Tuttavia, durante le prime fasi della pandemia da Covid-19 la Federal Reserve ha tagliato i tassi ai minimi storici, intorno allo 0-0,25% e ha ripreso il suo programma di quantitative easing.

Di conseguenza il dollaro si è indebolito da marzo, su base ponderata, di circa il 9%. Entrando poi nelle fasi finali della campagna elettorale, il dollaro ha continuato ad indebolirsi modestamente rispetto alla maggior parte delle principali valute. Il cambio EUR/USD è passato da 1,17 circa ai livelli attuali di 1,1850 e la coppia USD/JYP è scesa dai livelli di circa 1,06 a quelli attuali appena sotto l’1,05. Anche la sterlina che ormai è sotto pressione, ha avuto una buona performance rispetto al dollaro, passando dai livelli di circa 1,27 di settembre agli attuali superiori a 1,31.

Riteniamo questo sia solo l’inizio di un più ampio trend di indebolimento del biglietto verde. Tradizionalmente, il dollaro tende ad indebolirsi in seguito alle recessioni globali e la price action dall’inizio di maggio è stata coerente con questo atteggiamento nel lungo termine.
Ciò che ci preoccupa in realtà è l’andamento del deficit di bilancio e delle partite correnti USA. Il deficit di bilancio si sta attestando attualmente a circa il 13% del Pil ed è improbabile che si contragga in modo significativo nel 2021. L’aumento del fabbisogno di finanziamento porterà poi a un brusco ampliamento del deficit delle partite correnti che già oggi supera il 3% del PIL. Quando il disavanzo delle partite correnti si allarga in modo improvviso, tende a generare una sostanziale debolezza del dollaro.

Questo trend sarà esacerbato dal tasso di risparmio nazionale netto degli Stati Uniti, che è già a un livello incredibilmente basso e negativo, a -1% del PIL. Il dollaro scambia ancora a livelli elevati, secondo la maggior parte delle metriche di valutazione, il che significa che la recente debolezza del dollaro è solo il preludio di quello che potrebbe accadere in futuro. La domanda sorge quindi spontanea: cosa succederà al dollaro e come scambieranno le altre valute in caso di un’amministrazione Biden o Trump?

Nelle ultime settimane, il dollaro si è indebolito modestamente, il che, a nostro avviso, indica che i mercati stanno iniziando a prezzare una vittoria di Biden. Ciò che non è stato prezzato è la possibilità di una cosiddetta “Onda Blu”, ovvero di un controllo del Congresso da parte dei Democratici.
Se Biden si assicurerà la presidenza e i Democratici prenderanno il controllo di entrambe le camere, questo porterà a una sovraperformance delle valute con un Beta elevato alla crescita globale, spinta anche dai piani di spesa infrastrutturale su larga scala dei Democratici.

Cosa succederà dopo il voto del 3 novembre

Vale la pena sottolineare che è difficile che il risultato definitivo delle elezioni si abbia la notte stessa delle votazioni. Questo a causa all’enorme quantità di voti per posta che potrebbero ritardare l’annuncio del vincitore.
Se questo periodo di incertezza viene prolungato per qualsiasi motivo, gli asset rischiosi potrebbero registrare un calo, e il dollaro potrebbe apprezzarsi o lo farà in modo modesto in quanto gli investitori preferiscono mantenere liquidità piuttosto che investire in asset rischiosi.
Tuttavia, una volta che ci sarà un risultato chiaro, il dollaro dovrebbe indebolirsi su una base più sostenuta.

Nel caso di una vittoria di Trump, pensiamo che le valute con beta più alto faranno fatica ad apprezzarsi. Le valute dei mercati emergenti potrebbero indebolirsi in quanto i mercati prevedono che Trump avrà una posizione più aggressiva contro la Cina durante il suo secondo mandato.

Le valute rifugio potrebbero inizialmente registrare un rally e, in un contesto di perdurante debolezza del dollaro, il cambio USD/JPY potrebbe scendere a livelli di circa 1,03.
Le preoccupazioni geopolitiche aumenteranno notevolmente se Trump vincerà il suo secondo mandato. È improbabile che Biden prenda una posizione molto diversa nei confronti della Cina, ma gli investitori sperano in un reset delle relazioni sino-americane sotto una presidenza Biden. Queste speranze saranno probabilmente deluse.

Con l’arrivo del 2021 crediamo che la copertura perfetta per l’attuale combinazione di eventi economici e politici sia il mantenimento di posizioni lunghe sull’oro poiché il metallo giallo è altamente correlato al dollaro.
Pertanto, ogni ulteriore significativo indebolimento del dollaro si tradurrà in un aumento del prezzo dell’oro. Inoltre, se la situazione nel Mar Cinese Meridionale non verrà definita e le relazioni tra Cina e Taiwan continueranno a deteriorarsi, cresceranno i timori di conflitto e l’oro naturalmente sovraperformerebbe in questo scenario.

La debolezza del biglietto verde è destinata a proseguire

In sintesi, prevediamo che l’indebolimento del dollaro sarà prolungato, indipendentemente da chi sarà il presidente. Se Biden vincerà le elezioni le valute con un elevato beta alla crescita globale dovrebbero avere una buona performance, riflettendo l’aspettativa di un aumento della spesa infrastrutturale.
Se invece Trump dovesse venire rieletto il cambio dollaro/yen probabilmente scenderà e le valute dei mercati emergenti potrebbero risentirne negativamente, almeno nella fase inziale.
Le maggiori preoccupazioni geopolitiche implicano inoltre che l’oro dovrebbe continuare a scambiare bene. Per concludere riteniamo che l’oro dovrebbe essere considerato nei prossimi anni come una componente core di qualsiasi portafoglio d’investimento.