Elezioni Spagna: burattino Ue Rajoy ha ore contate

15 Giugno 2016, di Daniele Chicca

MADRID (WSI) – Mentre nel Regno Unito il 23 giugno si gioca il destino dell’Europa e di un’economia da 2.900 miliardi di dollari, non bisogna dimenticare l’altro appuntamento cruciale, tre giorni dopo, con il voto in Spagna. Le elezioni anticipate si terranno appena sei mesi dopo l’ultima tornata elettorale, da cui è uscito un risultato incerto. La sfida tra Partito Popolare (PP), Partito Socialista (PSOE), Unidos Podemos e Ciudadanos sarà molto combattuta.

Il voto di dicembre 2015 non ha reso il paese, la quarta forza economica dell’area euro, governabile, a causa della mancanza di una maggioranza in grado di essere autonoma nelle decisioni da prendere. Stando ai sondaggi, l’esito del voto di fine mese è altrettanto indeciso. Le quattro forze politiche in corsa posso godere, rispettivamente del 29,2% dei consensi (PP), del 25,6% (PSOE), 21,2% (UP) e 14,6% (Cs).

Come si evince bene dai numeri sopra riportati, il paese è spaccato in quattro, ma sicuramente non si mette bene per il primo ministro in carica Mariano Rajoy. Il leader del centro destra ha subito attacchi da tutti i fronti nel primo e ultimo dibattito televisivo tra i quattro principali pretendenti al posto di premier.

Nelle due ore di confronto in diretta tv si è dibattuto di politica economica, corruzione e strategie di coalizione eventuali. Il leader del Partito Popolare, accusato dall’opposizione di essere un burattino delle autorità europee, è stata criticato anche per gli ultimi scandali di corruzione che hanno visto coinvolto il suo momento e per il problema annoso della disoccupazione, in particolare quella giovanile.

L’esito del referendum sulla Brexit e delle elezioni in Spagna, il 26 giugno, saranno determinanti nello stabilire se passerà la linea dura della Germania, che è fautrice di una sempre maggiore integrazione europea che porti alla nascita degli Stati Uniti d’Europa (la cosiddetta ever closer union) oppure se avrà la meglio il fronte euroscettico che vuole una spaccatura e un ritorno alle origini.

In questa sfida c’è un’altra linea di pensiero, quella dell’integrazione sempre più soft e della restituzione di una parte della sovranità tolta ai singoli stati membri. È quanto cerca di ottenere per esempio Donald Tusk, leader del Consiglio Ue, che ha appena – suo malgrado – dovuto testimoniare la vittoria in patria, in Polonia, della destra euroscettica, a spese del suo partito moderato filo europeo.

Fonte: Mish Talk