Economist: “Ecco perché in Italia ripresa non decolla”

14 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – L’Italia, insieme alla Grecia, restano indietro nella ripresa dei PIIGS (Portogllo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). È il verdetto poco rassicurante espresso dal settimanale inglese The Economist che, in un articolo recente, mette a confronto i tassi di crescita delle economie periferiche dell’Eurozona. La crescita italiana viene giudicata scialba, in particolare se confrontata con i tassi di crescita ben più consistenti di Spagna, Irlanda e Portogallo.

A dimostrazione del cagionevole stato di salute dell’economia italiana, l’Economist cita le ultime stime di Confindustria, che ha abbassato la sua stima di crescita nel 2015 allo 0,8%. Anche il 2016 non dovrebbe mostrare significativi rialzi. “Nessuno si aspetta un grande aumento quest’anno. L’UE si aspetta che il PIL italiano cresca dell’ 1,5%, ma i dati dell’ultimo trimestre 2015 suggeriscono un rallentamento (dal 0,3% nei primi due trimestri allo 0,2% nel terzo)” si legge nell’articolo.

“C’è un recupero”, scrive il giornale inglese citando il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan. “Ma è debole”.

D’altronde gli stessi consulenti del primo ministro, Matteo Renzi, temono che l’economia mondiale entri in una fase discendente del ciclo prima che l’Italia recuperi il terreno perso nella crisi finanziaria e in euro.

Quali sono le ragioni alla base del ritardo nel recupero italiano? “Storicamente sono state le esportazioni che hanno tirato fuori l’Italia di recessioni. Nonostante una debolezza dell’euro, la crescita delle esportazioni questa volta è stato deludente. Cio’ è dovuto in parte al rallentamento nei mercati emergenti e alle performance mediocri dell’industria tedesca, che assorbe più di un sesto delle esportazioni italiane. Ma non solo. La situazione attuale e’ il risultato della scarsa competitività“.

Finora, la risposta principale del governo è stata quella di inserire agevolazioni fiscali per il 2016 al fine di incoraggiare gli investimenti delle imprese. “Si tratta di manovre per raccogliere voti piu’ che per stimolare la crescita. E generosità del signor Renzi potrebbe avere i giorni contati. Il deficit di bilancio, anche se in contrazione, è ancora al 2,4% del PIL” si legge nell’articolo.

Luigi Zingales, economista italiano presso lo stand Business school di Chicago, osserva che la crescita mediocre dell’Italia e’ un problema sorto prima della crisi dell’euro.  “Quando incontro un gruppo di giovani imprenditori in America, mi trovo di fronte giovani imprenditori. In Italia invece incontro “bambini di fiducia” che sono lì grazie ai loro genitori, non per i loro meriti. Ecco, in Italia  abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità “.