Ecofin trova l’accordo sul “fallimento ordinato” Ecco i particolari per i risparmiatori

27 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (ADVISE ONLY) – Dopo svariati mesi di trattative andate a vuoto (l’ultima lo scorso 22 giugno), questa notte i Ministri delle Finanze europee hanno trovato l’accordo di massima sulle regole da applicare in caso di fallimento o ristrutturazione del sistema bancario di un Paese membro dell’UE.

Perché è così importante questo accordo?

Questo accordo è un tassello fondamentale del più vasto progetto d’Unione Bancaria Europea che, insieme a quella fiscale e politica, costituisce uno dei pilastri su cui si dovrebbe fondare la “nuova Europa”.

La crisi della zona euro ha messo in evidenza la fragilità del sistema bancario europeo: in particolare, si è reso necessario interrompere il circolo vizioso tra Stato e sistema bancario.

Infatti, con l’aggravarsi della crisi e con l’aumento dei rendimenti (e corrispondente discesa dei prezzi) dei titoli di Stato, il settore bancario è entrato in difficolta perché di fatto le banche sono i maggiori compratori di titoli di Stato, aumentando così la pressione sul mercato obbligazionario. Per frenare questo circolo vizioso tra Stato e banche, i Governi europei sono stati costretti ad intervenire con soldi pubblici (per circa €1.600 miliardi) per ricapitalizzare il sistema bancario (“bail-out”). Così facendo hanno aumentato però il debito pubblico, rendendo queste operazioni di stabilizzazioni meno efficaci e più rischiose dal punto di vista sistemico.

Cosa prevede questo accordo e cosa cambia rispetto al precedente schema?

Per prima cosa, è passata la “linea Cipro”. Dal cosiddetto “bail-out” (salvataggio da parte di soggetti esterni) il baricentro si è spostato verso il più stringente “bail-in” (salvataggio interno). Questo vuol dire che prima che intervenga il Governo con soldi pubblici, saranno nell’ordine gli azionisti, i detentori di obbligazioni (prima quelli con meno garanzie, cioè i detentori di titoli subordinati, poi gli altri) ed infine i depositanti (prima le grandi imprese, poi i risparmiatori) a subire le eventuali perdite. Con l’importante esclusione dei depositanti con un conto corrente inferiore ai €100 mila.

Nel dettaglio, ci sono altre condizioni piuttosto stringenti:

  1. il Governo potrà intervenire a sostegno della banca solo dopo che gli investitori (azionisti, obbligazionisti e depositanti) avranno subito una perdita pari almeno all’8% degli attivi dell’istituto;
  2. l’intervento statale è stato comunque limitato al 5% degli attivi;
  3. l’intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità, limitato a €60 miliardi durante la riunione del 22 giugno, è invece soggetto a forti condizionalità, cioè avviene solo se vi sono determinate circostanze;
  4. è previsto che i Governi si adoperino per creare dei fondi di liquidazione, pari allo 0,8%-1,3% del totale dei depostiti garantiti.

Cosa cambia per i risparmiatori?

Questo è un accordo di massima a livello europeo, quindi per conoscerne i dettagli bisogna aspettare l‘approvazione e le eventuali rettifiche del Parlamento Europeo. Tuttavia, se le cose dovessero rimanere così, ecco in breve cosa cambierebbe per il risparmiatore italiano:

  • depositi sotto i 100 mila euro, i risparmi continuano ad essere assicurati dal Fondo di Garanzia sui Depositi;
  • investimenti in obbligazioni bancarie (caso frequentissimo tra i risparmiatori italiani), le cose potrebbero cambiare dal passaggio di queste regole. In caso di bancarotta della banca di cui si detengono le obbligazioni, ci potrebbero essere ripercussioni in funzione del grado di subordinazione delle obbligazioni;
  • investimenti in azioni bancarie, molto semplicemente – in caso di default della banca – saranno i primi a subire un’eventuale perdita.

Tutto ciò non implica necessariamente che azioni, obbligazioni bancarie e depositi siano dei cattivi investimenti, ma un investitore consapevole deve essere ben cosciente dei rischi cui va incontro.

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