Perché saremo costretti a lavorare fino a 70 anni

26 Maggio 2017, di Alessandra Caparello

Entro il 2050 si dovrà lavorare fino a 70 anni e questo per evitare che si inneschi la più grande crisi previdenziale della storia.

Il monito arriva dal World economic Forum secondo cui i disavanzi nei sei sistemi previdenziali più grandi al mondo – Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi, Canada e Australia –  potrebbero addirittura quadruplicarsi arrivando a 224 miliardi di dollari entro il 2050 a meno che non si lavori più a lungo, oltre 70 anni.

Il WEF ha avvertito che il costo delle pensioni per una popolazione in rapido invecchiamento equivale finanziariamente ad un cambiamento climatico. I costi enormi dei sistemi previdenziali potrebbero mettere in pericolo i redditi delle generazioni future e sottoporre il mondo ad una grave crisi pensionistica.

“L’aumento previsto della longevità e dell’invecchiamento della popolazione è l’equivalente finanziario di un  cambiamento climatico. Dobbiamo affrontare il problema adesso o accettarne le conseguenze sulle generazioni future mettendo in difficoltà nipoti e figli”.

A dichiararlo Micheal Drexler responsabile dei sistemi finanziari e infrastrutturali del WEF.

Così in Inghilterra l’età pensionabile dovrà salire a 67 anni tra il 2026 e il 2028 ma secondo il WEF saranno necessari ulteriori aumenti al fine di prevenire il rialzo del disavanzo previdenziale dagli attuali 8 miliardi di dollari a 33 entro il 205. Negli Stati Uniti il disavanzo è destinato a salire di quasi cinque volte da 28 miliardi a 137. Il World Economic Forum avverte quindi che l’età pensionabile in Inghilterra e in altri principali paesi sviluppati deve salire entro il 2050 e non si potrà andare in pensione prima dei 70 anni.