È il giorno della Fed: le attese degli analisti

16 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

È il giorno della Fed. La banca centrale Usa alzerà oggi il velo sulle decisioni di politica monetaria, prese nella riunione iniziata ieri. Analisti e mercati danno per certo un rialzo del costo del denaro di 25 punti base, mossa necessaria per cercare di frenare l’inflazione, ai massimi degli ultimi 40 anni (7,9% a febbraio).

“La riunione del comitato di politica monetaria (Fomc) è iniziata alle 9 (le 14 in Italia), come previsto” ha dichiarato ieri un portavoce della Fed all’Afp. Al termine della riunione, oggi, sarà pubblicato un comunicato alle 14 (le 19 in Italia); poi, alle 14.30 (le 19.30 in Italia), la conferenza stampa del presidente della Fed, Jerome Powell.

Quello di oggi sarà il primo di una serie di rialzi: i future sui Fed Funds prezzano quasi 100 punti base di rialzi da qui a giungo (questo significherebbe almeno rialzo da 50 punti base in uno dei tre meeting).

Inoltre, oggi saranno comunicate anche le previsioni dei banchieri statunitensi sul numero di rialzi, sul Pil, l’inflazione e la disoccupazione previsti nel 2022 e nel 2023. La Fed dovrà inoltre discutere del momento opportuno per iniziare a ridurre il suo bilancio, arrivato a livelli record durante la pandemia con il massiccio acquisto di bond per sostenere l’economia.

Le attese degli analisti

Dopo due anni con tassi allo 0-0,25% per sostenere l’economia durante la crisi provocata dalla pandemia di coronavirus, è atteso un primo rialzo di 25 punti; improbabile, a causa dell’instabilità portata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, un rialzo di 50 punti base. Gli analisti prevedono che la banca centrale fornirà anche una nuova previsione trimestrale che potrebbe mostrare fino a cinque o sei aumenti di un quarto di punto percentuale quest’anno, e forse tre o quattro in più nel 2023. 

“La Fed ha lavoro facile nel breve dal momento che dovrà agire solo sul fronte inflazione ma, tra qualche mese, anche negli Usa, si potrebbe aprire il dilemma di politica monetaria (cosa privilegiare, inflazione o crescita) in vista di un possibile rallentamento marcato della crescita, anticipato proprio dalla lunga fase (11 mesi consecutivi) di salari reali negativi”, commenta Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte.

Lo scorso 3 marzo, in occasione delle testimonianza in Congresso, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha spiegato che “farà tutto il necessario per far abbassare l’inflazione”. Powell ha ribadito che la Fed deve restare “in allerta” e deve essere “pronta” ad agire, vista l’incertezza provocata dalla guerra in Ucraina. Powell ha poi detto che la Fed deve “essere attenta” con la politica monetaria, visto il momento “instabile”.