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Tassi fermi e nessuna indicazione sulle prossime mosse di politica monetaria, restando fedeli a un approccio di massima dipendenza dai dati macroeconomici in un clima di perdurante incertezza. È quanto si attendono in larghissima maggioranza gli operatori dei mercati finanziari per la riunione odierna del Consiglio direttivo della Bce a Francoforte, che dovrebbe lasciare per il secondo meeting consecutivo il costo del denaro invariato al 2%.
Il ruolo della FED
Con un’inflazione ormai allineata al target e in attesa di misurare quale sarà l’impatto dei dazi sull’economia reale, l’istituto guidato da Christine Lagarde appare determinato a mantenere aperte tutte le opzioni. E questo a maggior ragione alla luce della riunione della Fed del 16-17 settembre che molto probabilmente deciderà il suo primo taglio dei tassi da dicembre dello scorso anno a oggi. Mossa che rischia di indebolire ulteriormente il dollaro e spingere il cambio verso quota 1,20, con effetti negativi sull’export europeo in una fase già complessa per le tensioni commerciali transatlantiche.
In questo quadro, uno dei punti chiave sarà la pubblicazione delle nuove stime macroeconomiche, che dovrebbero confermare un percorso di crescita debole ma positivo e un’inflazione vista sotto il target nel 2026, per poi rientrare nel 2027. A giugno la Bce indicava una dinamica del Pil pari allo 0,9% nel 2025, all’1,1% nel 2026 e all’1,3% nel 2027. In conferenza stampa, Lagarde sarà con ogni probabilità interrogata anche sulle tensioni sul debito francese e sulle possibili mosse dell’Eurotower in caso di shock di fiducia, oltre che sugli scenari globali legati a un eventuale nuovo assetto politico della Fed sotto la presidenza Trump.
Neutralità sui tassi e attesa prudente
Il consenso del mercato converge, come detto, sulla conferma dei tassi al 2%, livello che diversi osservatori ritengono essere una soglia di neutralità.
“La riunione della BCE prevista per giovedì potrebbe produrre sviluppi di rilievo. Con i tassi al 2%, il Comitato ritiene di aver raggiunto la zona neutrale, il che gli consente di fare un passo indietro e osservare con attenzione l’evoluzione del contesto sia domestico che internazionale”, osserva Dave Chappell, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments.
A suo avviso Lagarde probabilmente descriverà i rischi “come attualmente in equilibrio”, sottolineando prospettive di crescita più solide nei prossimi trimestri grazie agli investimenti in infrastrutture e difesa, pur senza sottovalutare le incognite sui rapporti commerciali con Washington.
Un approccio prudente che trova eco anche nell’analisi di PIMCO. Konstantin Veit, portfolio manager, parla di una vera e propria “area Goldilocks” per la politica monetaria: «Prevediamo che la Banca centrale europea manterrà invariato per la seconda volta consecutiva il tasso sui depositi al 2%, un livello che probabilmente è considerato dalla maggioranza dei membri del Consiglio direttivo come il punto medio di un intervallo di politica neutrale nell’area dell’euro». Lagarde stessa, ricordano da PIMCO, ha sottolineato che «ci troviamo in una buona posizione».
Secondo Veit, i nuovi dati dello staff terranno conto dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, che introduce dazi medi effettivi stimati tra il 12% e il 16% sulle importazioni americane dall’Eurozona. Nonostante la riduzione dell’incertezza, “permangono tuttavia residui di rischio che difficilmente scompariranno del tutto sotto l’attuale amministrazione statunitense”. Le proiezioni di inflazione e crescita, a giudizio di PIMCO, non subiranno modifiche sostanziali rispetto a quelle di giugno, mentre i rischi per il medio termine restano sostanzialmente bilanciati.
Nuovi tagli in vista?
La partita resta comunque aperta. Per Annalisa Piazza, Fixed Income Research Analyst di MFS Investment Management, la scelta di questa settimana non sorprenderà nessuno:
“Riteniamo che la BCE non tenterà di modificare i valori di mercato, mantenendo i tassi di riferimento al 2%, poiché il quadro macroeconomico appare meno stagnante di quanto previsto in precedenza (nonostante il debole Pil del secondo trimestre in alcune economie dell’Uem) e l’inflazione a medio termine dovrebbe stabilizzarsi al 2%”.
Secondo Piazza, però, non va escluso un ulteriore taglio a dicembre:
“Un altro taglio entro la fine dell’anno rappresenta un’eventualità non trascurabile, soprattutto se la crescita dovesse registrare un calo nel secondo semestre 2025”.
L’analista sottolinea come la dipendenza dai dati resti la bussola principale, ma con la differenza che i tassi “sono ora più neutri rispetto al passato, rendendo relativamente difficile un ulteriore taglio”. In ogni caso, i mercati stanno già prezzando una probabilità molto contenuta di nuove mosse nell’arco dei prossimi nove mesi.
Il nodo della comunicazione
Il vero banco di prova sarà dunque la capacità della Bce di gestire le aspettative, mantenendo un equilibrio tra prudenza e flessibilità. La presidente Lagarde, spiegano diversi strategist, cercherà di ribadire che il ciclo di normalizzazione si è concluso e che la politica monetaria può rimanere in stand-by senza precludersi margini di manovra. Come sintetizza Chappell, “nei prossimi mesi sarà più chiaro se il Comitato dovrà intervenire con una riduzione dei tassi; il fattore determinante potrebbe essere un indebolimento dell’economia statunitense che porterebbe a un ulteriore rafforzamento dell’euro”.
In altre parole, l’Eurotower resta in posizione di attesa, pronta a reagire se gli shock esterni – dalle tensioni commerciali alla politica americana – dovessero trasformarsi in fattori destabilizzanti. Per ora, però, la parola d’ordine resta neutralità.
Euribor a fine corsa, mutui stabili
Con aspettative orientate a un “nulla di fatto” da parte della Bce, anche il mercato dei mutui non registra scossoni. I futures sugli Euribor, il parametro di riferimento per la gran parte dei contratti a tasso variabile, indicano che l’indice “sembra aver ormai raggiunto il suo punto di arrivo, intorno al 2%, e dovrebbe rimanere su questi livelli fino a fine anno e per tutto il 2026”, spiegano da Facile.it.
Un quadro che si traduce in una sostanziale stabilità delle rate, con margini di oscillazione molto contenuti. Più cauta la lettura di MutuiOnline.it, secondo cui non è da escludere una leggera flessione nei prossimi mesi: un eventuale ultimo taglio della Bce potrebbe infatti spingere l’Euribor poco sotto l’1,9%, offrendo un po’ di respiro alle famiglie con finanziamenti indicizzati.