Economia

È il giorno dei dazi Usa, che cosa si sa

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Oggi, 2 aprile 2025, è una giornata che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha battezzato “Liberation Day”, un momento simbolico per l’annuncio di una nuova ondata di dazi destinata a ridefinire le relazioni commerciali globali. Con questa mossa, Trump punta a consolidare la sua politica economica “America First”, introducendo tariffe definite “reciproche” e mirate a riequilibrare i rapporti commerciali con i partner internazionali, che si andranno a sommare a quelle già decise sulle auto importate, che scatteranno domani 3 aprile, e sull’alluminio. Le implicazioni di questa decisione, tuttavia, sono complesse e potenzialmente di vasta portata.

Che cosa sappiamo

L’appuntamento è per le 22 italiane, le 16 negli Stati Uniti: è allora che Trump comunicherà ufficialmente le decisione prese. Fino ad allora sembra quasi certo la nuova tornata di dazi introdurrà tariffe reciproche, che si andranno ad allinearsi a quelle imposte da altri Paesi alle importazioni di merci e beni in arrivo dagli Usa. Anche se sul tavolo possono esserci, le più remunerative tariffe universali, ovvero dazi generalizzati e identici per tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Stati Uniti.

Molti aspetti del piano rimangono poco chiari, tra cui la portata delle tariffe e il modo in cui saranno calcolate. Dal canto suo, il presidente ha assicurato che sarà “gentile” nell’imposizione delle nuove tariffe senza però sbilanciarsi sui contenti del suo piano d’azione.

Se il quadro resta incerto, l’unica cosa sicura è che i prossimi dazi avranno effetto immediato, ovvero entreranno in vigore subito dopo la loro presentazione. Lo ha spiegato l’addetta stampa della Casa Bianca Karoline Leavitt ai giornalisti.

“Mi risulta che l’annuncio delle tariffe avverrà domani. Saranno immediatamente efficaci” ha spiegato Leavitt, che ha poi aggiunto: “Non voglio anticipare il Presidente. Questo è ovviamente un giorno molto importante. In questo momento sta perfezionando il suo team che si occupa di commercio e tariffe per assicurarsi che questo sia un accordo perfetto per il popolo americano e per i lavoratori americani, e lo scoprirete tutti tra circa 24 ore”.

Cosa dicono gli economisti

Le recenti proposte di tariffe avanzate dall’amministrazione Trump hanno intanto suscitato un acceso dibattito tra gli economisti e gli analisti finanziari. Mentre il presidente Donald Trump afferma che queste misure renderanno gli Stati Uniti “ricchi”, molti esperti ritengono che i benefici economici saranno ben inferiori alle aspettative.

Peter Navarro, consigliere commerciale della Casa Bianca, ha stimato che le tariffe potrebbero generare circa 600 miliardi di dollari all’anno e 6 mila miliardi di dollari in un decennio. Tuttavia, economisti come Mark Zandi di Moody’s ritengono che queste cifre siano irrealistiche

 “Questi numeri non sono nemmeno nella sfera delle possibilità”, ha dichiarato Mark Zandi, capo economista di Moody’s. “Se si arriva a 100 o 200 miliardi di dollari, si è piuttosto fortunati”.

Impatto Economico

Le tariffe hanno un impatto significativo sull’economia statunitense e globale. Innanzitutto, aumentano i prezzi dei beni importati, riducendo la domanda e quindi le entrate tariffarie stesse. Inoltre, possono scatenare ritorsioni commerciali da parte di altri paesi, danneggiando le esportazioni americane e rallentando la crescita economica.

Ci sono poi gli effetti dei consumatori da considerare. Questi ultimi subiranno un aumento dei costi per beni essenziali, con stime che indicano un onere aggiuntivo di 3.400-4.200 dollari all’anno per famiglia, in caso di tariffe universali del 20% (stile Yale Budget Lab). A quel punto, i consumatori acquisterebbero naturalmente meno beni importati se questi costassero di più. Una domanda più bassa significa meno importazioni e meno entrate tariffarie da queste importazioni.

Ci sono poi gli effetti sulle imprese, specialmente quelle che dipendono da catene di approvvigionamento internazionali, dovranno affrontare costi più alti e potrebbero ridurre la produzione o licenziare personale. Insomma, le tariffe rischiano di innescare una riduzione dell’attività economica. Non è infatti un caso che alcune banche d’affari abbiano recentemente rivisto al rialzo le chance di una recessione.

Pronta la reazione europea

In attesa del D-Day dei dazi Usa, l’Europa si prepara a rispondere con “contromisure molto decise, se necessario”. Lo ha confermato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla plenaria del Parlamento europeo, spiegando che:

“Questo scontro non è nell’interesse di nessuno”: quella tra l’Ue e gli Usa “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario”.

Il numero uno dell’esecutivo Ue ha poi aggiunto:

“Ascolto gli americani, quando dicono che altri hanno approfittato delle regole. Sono d’accordo. Anche noi ne soffriamo. Quindi capisco che l’America voglia reindustrializzarsi, e così vuole fare l’Europa. Quindi lavoriamoci. Ma le tariffe in generale peggiorano le cose, non le migliorano. Le tariffe sono tasse, che saranno pagate dalla gente”