Draghi stizzito per domanda su Bce che ricatta Atene

23 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mario Draghi non ha affatto gradito la domanda che gli è stata rivolta dall’eurodeputata portoghese Marisa Mathias, nel corso della sua audizione al Parlamento Ue. E con il suo modo di fare British ha risposto: “Mi faccia dire che non sono d’accordo su una parola di quello che lei ha appena detto”.

Mathias ha criticato la Bce per non accettare più i titoli di debito greci come garanzia, e anche per non aver incluso la Grecia nel suo programma di QE, accusando la Banca centrale europea di ricattare Atene.

Draghi ha ribattuto che la Bce ha erogato più di 100 miliardi di euro a favore del paese ellenico, e che attualmente l’Eurotower ha una esposizione da 140 miliardi di euro verso la Grecia, raddoppiata rispetto ai livelli di dicembre. “Equivale al 65% del Pil greco, che è il livello più elevato dell’area”, ha fatto notare. Dunque, “che genere di ricatto sarebbe?”.

Nell’affrontare il tema dell’interminabile tragedia greca, Draghi ha detto comunque di essere “fiducioso” sul fatto che le trattative tra Atene e le autorità dell’Eurozona, “con la buona volontà, produrranno il risultato di ricreare fiducia”. Ma il banchiere ha anche voluto ricordare che la Bce è un istituto che si basa sulle regole. “Non creiamo regole appositamente per la Grecia o per qualunque altro, noi osserviamo semplicemente le regole”. E ancora: “Quello di cui c’è bisogno è un processo che ripristini il dialogo tra il governo greco e le istituzioni”.

La “Bce tornerà ad accettare i titoli greci come garanzia, appena si verificheranno le condizioni per una conclusione di successo della revisione” del bailout. Ma “il governo greco deve impegnarsi pienamente a onorare i suoi obblighi sul debito verso tutti i suoi creditori”.

Parole di speranza riguardo allo stato di salute dell’economia europea, che è in fase di ripresa: Draghi ha reiterato che la Bce prevede che l’inflazione salirà all’1,5% nel 2016. “I prezzi bassi del petrolio e l’euro più debole stanno aiutando. I costi di finanziamento più bassi stanno iniziando a influenzare il costo di accesso al credito per le famiglie e le aziende, e contestualmente la domanda per il credito sta rialzando la testa”. Ripetuto il solito mantra secondo cui la politica monetaria, da sola, non potrà risolvere la crisi e che altre autorità, come i politici, dovranno dare il loro contributo rimettendo in piedi l’economia.

Riguardo al QE, Draghi ha precisato che al momento “non vediamo segnali che possano indicare che non vi siano titoli di Stato a sufficienza per effettuare i nostri acquisti”.

E tra l’altro arriva la notizia dell’accelerazione degli acquisti di bond sovrani da parte dell’istituto di Francoforte: nella settimana che si è conclusa lo scorso 20 marzo la Bce ha acquistato titoli di debito dell’Eurozona per un ammontare complessivo di 26,3 miliardi di euro, in crescita di 16,55 miliardi rispetto all’ammontare della settimana precedente, che era stato di 9,751 miliardi. Un valore, dunque, quasi triplicato.

E un riferimento è stato fatto anche all’Italia. “In paesi come Spagna e Italia sono stati avviati progressi sul mercati del lavoro”, ha detto Draghi, sottolineando che “attualmente non abbiamo inviato lettere a nessuno”. (Lna)