Draghi, per ridurre spread non si metta in dubbio l’euro

25 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

A tenere banco nella conferenza stampa del presidente della Bce, Mario Draghi, sono state più le sue risposte sulla situazione italiana, piuttosto che le novità nella politica monetaria decise dal consiglio direttivo. I tassi e il piano di acquisti, infatti sono rimasti invariati: il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi bancari rimangono rispettivamente allo 0,00%, 0,25% e -0,40%. Essi resteranno ai livelli attuali “almeno fino all’estate del 2019, e in ogni caso per il tempo necessario a garantire la costante convergenza dell’inflazione a livelli inferiori ma prossimi a 2%”, si legge nella dichiarazione. Sul fronte del Qe , Draghi ha affermato che la Bce “intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un prolungato periodo di tempo”, terminata la fase di acquisti aggiuntivi a inizio anno, “finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

 
Più prodigo di consigli rispetto al passato, Draghi ha risposto alle domande dei cronisti sulla situazione di contrasto aperto fra il budget del governo italiano e le regole di bilancio europee che la Commissione Ue sembra decisa a far rispettare. “Se mi si chiede cosa si può fare riguardo alle banche, dato l’allargamento dello spread negli ultimi sei mesi, una prima risposta è ridurre lo spread e non mettere in dubbio la cornice istituzionale che sorregge l’euro”, ha dichiarato Draghi sostenendo implicitamente che a motivare un rischio specifico per l’Italia sarebbe la percezione che per Roma la moneta unica non è irreversibile.

A quanto si potrebbe assestare lo spread? “Non ho la palla di cristallo, se sarà 300, 400 o quant’altro. Certamente questi bond sono nel portafoglio delle banche, se perdono valore intaccano il capitale delle banche”, ha chiarito Draghi, “il rialzo dello spread sta causando un rialzo dei tassi a famiglie e imprese”.
Il presidente della Bce, si è detto nuovamente “fiducioso che” sulla manovra italiana “si troverà un accordo” anche se non è “assolutamente nostro compito” mediare il negoziato fra l’Italia e l’Unione Europea. “Alla fine portare le parti a una qualche forma di accordo è questione di buon senso, la percezione di ciò che è bene per il Paese, dell’interesse per le famiglie e imprese”, ha affermato Draghi.

E se l’Italia fosse in crisi di liquidità, Draghi ha ribadito che “Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt [lo strumento presentato con il famoso ‘Whatever it takes’] come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria”. In precedenza Draghi aveva dichiarato che l’intervento della Bce in caso di crisi sarebbe dovuto passare da un piano concordato con le istituzioni Ue, suggerendo che l’acquisto diretto di titoli configurato dalle Omt non potrebbe essere attivato su iniziativa della sola Bce.