Draghi, Oxford Economics: “Scettici sulla realizzazione della sua agenda”

5 Novembre 2021, di Alberto Battaglia

Sulla possibilità che il governo Draghi possa imprimere un nuovo corso all’Italia, realizzando un’ambiziosa agenda di riforme, dovrebbe prevalere un atteggiamento di cautela.

E’ quanto afferma Oxford Economics, pur riconoscendo il clima di fiducia che l’ex presidente della Bce ha ispirato a livello internazionale. Fra le dimostrazioni più evidenti di questa fiducia ricordiamo il miglioramento dell’outlook sulla sostenibilità del debito italiano da parte dell’agenzia di rating S&P (da neutro a positivo).

“Rimaniamo scettici sul fatto che l’agenda di riforme di Draghi venga pienamente realizzata e consideriamo un miglioramento di lungo termine delle prospettive economiche italiane un rischio al rialzo piuttosto che uno scenario di base”, ha affermato Oxford Economics nel suo ultimo report, continuando a temere che, alla fine, prevarranno soluzioni più vicine all’attuale status quo.

Draghi, le perplessità di Oxford

“Giustizia civile e penale, pubblica amministrazione, riforma fiscale, revisione del catasto – queste sono alcune delle aree in cui il governo sta cercando di affrontare gli annosi problemi dell’Italia”, ha affermato la società di ricerca economica, sottolineando come l’implementazione di alcuni di questi piani richiede ulteriori interventi attivi da parte dei prossimi governi per essere efficace”.

Secondo Oxford Economics, “la nomina del Presidente della Repubblica all’inizio del 2022 e le elezioni legislative… porteranno certamente a un ambiente meno favorevole per le riforme, l’anno prossimo, in caso di un cambio di governo [dovuto alla possibile nomina di Draghi al Colle, Ndr.], o nel 2023, dopo le elezioni programmate”.

Un esempio sulle profonde forze ostili a un nuovo orientamento economico, più affine ai suggerimenti delle istituzioni internazionali è stato rappresentato dalla revisione degli estimi catastali.

“Il governo ha detto che l’attuale aggiornamento sarà solo un “esercizio statistico”, con modifiche alla tassazione che non avverranno prima del completamento (previsto nel 2026). Questo significa che i futuri governi dovranno (eventualmente) tradurre questi cambiamenti ‘statistici’ in adeguamenti fiscali. E, con i beni immobili uno dei principali beni detenuti dalle famiglie italiane, è abbastanza facile prevedere un po’ di malcontento e disaccordo in futuro”, ha scritto Oxford Economics.

Finora, l’effetto-Draghi sugli indicatori economici resta modesto. “Nonostante la recente copertura mediatica internazionale molto positiva, l’hype di Draghi non è stato ancora comprato completamente dagli stranieri”, ha affermato la società di ricerca, “i flussi verso l’Italia, come gli investimenti diretti sono aumentati, ma solo marginalmente. La quota di partecipazioni estere del debito italiano è rimasta stabile negli ultimi trimestri, intorno al 30%. E il recente aumento dello spread italiano, dopo la riunione della Bce di fine ottobre, suggerisce che il destino dei Btp italiani rimane legato alle decisioni di politica monetaria”.