Investimenti

Dove investire tra azioni e obbligazioni nel 2026 secondo Allianz GI

All’inizio del 2026, l’approccio strategico suggerito dal weekly outlook di Allianz Global Investors a cura di Stefan Rondorf continua a privilegiare un mix equilibrato tra azioni e obbligazioni, con qualche sfumatura interessante a seconda delle aree geografiche e delle classi di attivo considerati.

L’ambiente economico attuale giustifica una posizione tattica favorevole alle azioni, con un’ampia diversificazione sia tra Paesi sviluppati sia tra settori.
L’idea di fondo è che, nonostante le incertezze – soprattutto negli Stati Uniti – la combinazione di politiche monetarie ancora accomodanti e crescita globale resiliente renda sensato mantenere una quota azionaria robusta nei portafogli degli investitori.

Azioni: opportunità e diversificazione

Sul fronte azionario, i mercati statunitensi restano sotto i riflettori suggerisce l’esperto di AllianzGI. Le valutazioni elevate, soprattutto nei segmenti tecnologici, suggeriscono una certa cautela: è possibile che molte aspettative sul futuro siano già scontate nei prezzi. Tuttavia, finché i rischi macro non si manifestano in maniera più netta, una esposizione significativa ai titoli USA rimane consigliata, pur con un attento controllo del rischio.

In Europa, il profilo è più stabile: qui le prospettive non promettono performance spettacolari, ma indicano una maggiore prevedibilità e opportunità legate ai piani di rafforzamento dell’autonomia politica e digitale del continente. Anche se il potenziale di sorpresa positiva è relativamente basso, c’è spazio per una crescita graduale e sostenuta.

I mercati emergenti, spesso sotto-pesati nei portafogli globali, offrono invece elementi di interesse soprattutto al di fuori della Cina. Paesi come Corea del Sud, Taiwan e India combinano buone prospettive di espansione economica con valutazioni più attraenti e revisione positiva degli utili aziendali.

Obbligazioni: volatilità, rendimento e ruolo difensivo

Nel mondo dei bond, l’inizio dell’anno ha visto una volatilità persistente dovuta anche alle dinamiche politiche e alle decisioni delle banche centrali. In Giappone, per esempio, lo stimolo fiscale ha spinto i rendimenti decennali oltre il 2%, influenzando i flussi di capitali. In Europa e negli Stati Uniti, i rendimenti restano relativamente elevati rispetto al recente passato, offrendo nuove opportunità, soprattutto nel segmento governativo.

I titoli di Stato possono quindi tornare a svolgere il loro ruolo di “ancora” nei portafogli, contribuendo a ridurre la volatilità complessiva durante fasi di stress dei mercati azionari. Inoltre, grazie a rendimenti reali positivi dopo anni di tassi bassi, le obbligazioni tornano ad avere un appeal come strumento difensivo.

Per gli investitori più orientati al rischio moderato, la componente obbligazionaria dei mercati emergenti (in valuta locale) può essere interessante: questi titoli, infatti, beneficiano di tassi reali elevati, potenziale apprezzamento valutario e solidità fiscale in molte economie.

Dollaro e materie prime

Una dinamica da monitorare nel 2026 è l’evoluzione del dollaro: molti strategist vedono spazio per un suo ulteriore indebolimento, soprattutto in vista del nuovo presidente della Federal Reserve e delle implicazioni di politica monetaria che ne deriverebbero.

Quanto alle materie prime, i metalli restano al centro dell’attenzione. Oro e rame, in particolare, sono considerati componenti chiave di un portafoglio ben diversificato: il primo per il suo valore rifugio in periodi di incertezza, il secondo per il forte legame con la domanda industriale, soprattutto nella transizione energetica