Dopo 25 anni, il commercio globale si prepara a rallentare. Cosa sta succedendo

22 Gennaio 2023, di Gianmarco Carriol

Dopo l’impatto della pandemia, il commercio globale ha dovuto fare i conti con le conseguenze del conflitto ucraino. Dopo 25 anni di crescita, infatti, il commercio globale si prepara a rallentare nel prossimo decennio in cui la crescita non supererà quella del Prodotto interno lordo (Pil) globale, apprestandosi ad affrontare un cambiamento estremamente profondo. A rivelarlo è il secondo report congiunto di World Economic Forum e Boston Consulting Group (BCG), intitolato “Protectionism, Pandemic, War, and the Future of Trade”.

La frenata del commercio globale

Stando alle stime, il commercio mondiale crescerà a un tasso di appena il 2,3% annuo fino al 2031, minore rispetto al 2,5% previsto per la crescita economica globale. Dati in controtendenza rispetto a quanto registrato nel periodo 1995-2008, in cui a ogni punto percentuale di crescita del Pil globale corrispondeva l’1,5% di crescita del commercio globale, e del periodo 2009-2019, in cui entrambi crescevano allo stesso ritmo. Se il conflitto in Ucraina ha un primario impatto sul cambiamento dei modelli commerciali, ci sono altri fattori che concorrono a ridisegnare il commercio nel mondo, ad esempio: la minore dipendenza dei Paesi occidentali dal commercio con la Cina e l’ascesa di organizzazioni economiche come l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean). Stando alle parole di Andrea De Blasi, managing director e partner di BCG:

“Negli ultimi tre anni il commercio globale ha subìto rilevanti turbolenze e, dopo quasi 30 anni in un ambiente commerciale relativamente sicuro, ci troviamo ora davanti a una nuova dinamica Est-Ovest, con nuove polarizzazioni e alleanze, che rimettono in discussione i meccanismi di globalizzazione che abbiamo vissuto sino a pochi anni fa”.

Il conflitto in Ucraina, infatti, ha indotto l’Ue e la Russia a modificare le proprie relazioni commerciali. Di conseguenza si stima che nei prossimi 9 anni, l’Ue aumenterà il commercio con gli Stati Uniti di 338 miliardi di dollari, in gran parte grazie all’aumento delle esportazioni energetiche statunitensi verso l’Europa, ed espanderà anche il commercio combinato con i Paesi Asean, ovvero l’Africa, il Medio Oriente e l’India. Nel frattempo, il commercio tra Stati Uniti e Cina diminuirà di 63 miliardi di dollari fino al 2031.

Anche i volumi degli scambi tra l’Ue e la Cina stanno cambiando: si prevede che il commercio bidirezionale crescerà di soli 72 miliardi di dollari, un aumento modesto rispetto agli anni precedenti. Nel frattempo, il commercio russo con Cina e India crescerà di 110 miliardi di dollari, di cui 90 miliardi solo con la Cina. Allo stesso tempo, il Sud-Est asiatico beneficerà del nuovo assetto geografico del commercio, registrando 1.000 miliardi di dollari di nuovi scambi fino al 2031, dovuti in gran parte al nuovo commercio con Cina, Giappone, Stati Uniti e Unione Europea. Anche il commercio dell’Asean con la Cina crescerà di 438 miliardi di dollari, il maggiore incremento nello stesso periodo di tempo.

“Man mano che i settori e i Paesi si adegueranno alle mutate dinamiche geopolitiche ed economiche, si creeranno nuove opportunità per alcuni e sfide per altri”, ha dichiarato Marc Gilbert, managing director e senior partner BCG, coautore del rapporto ed esperto di geopolitica e commercio. Che ha aggiunto:

“I cambiamenti che ci aspettiamo rallenteranno la globalizzazione economica e l’apertura commerciale che hanno caratterizzato i primi tre decenni del periodo post-Guerra Fredda, con il risultato di una mappa commerciale molto diversa da quella del 2021“.

Le nuove priorità del commercio

Le nuove priorità del commercio globale saranno la resilienza della catena di approvvigionamento e la diversificazione globale. Per rimanere al passo, le aziende dovranno sviluppare una strategia volta ad aumentare la propria resilienza che tenga conto, ad esempio, della creazione di scorte di prodotti e componenti essenziali e della pre-qualificazione di fornitori alternativi.

L’ambiente commerciale che conosciamo, che ha permesso alle aziende di sviluppare ampie reti di fornitura a livello mondiale, ha lasciato il posto a un panorama più incerto che richiede un nuovo equilibrio tra obiettivi di efficienza, riduzione dei costi e maggiore consapevolezza dei rischi globali.