Disoccupazione resta altissima al 12,7%, senza contare i sotto occupati

31 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mentre sulle agenzie si leggono titoli sul calo dello 0,1% del dato mensile, il tasso di disoccupazione su base annua è salito dell’1,2%, se si tiene conto dei sotto occupati e dei rassegnati salirebbe al 24% e quello giovanile è al 42,6% (in lieve ribasso dal 42,7%).

Nell’ultimo mese del 2013 il tasso generale è stato del 12,7%, appena sotto il record storico toccato a novembre. L’Istat certifica il primo calo su base mensile da giugno, anche se la riduzione è moderata.

Per i giovani si tratta del primo calo mensile da maggio, ma anche in questo caso è in crescita su base annua (+4,2%). I giovani in cerca di un lavoro sono 671mila.

Analizzando il tasso di partecipazione alla forza lavoro e l’indice di sotto occupazione si scopre infatti che il vero tasso di disoccupazione sarebbe pari a quasi il doppio del 12,7% riportato per il mese di dicembre.

In area euro nel frattempo il mese di dicembre ha visto una disoccupazione stabile al 12% per il terzo mese consecutivo. I disoccupati sono 19 milioni, in calo di 129mila rispetto al mese precedente, ma in aumento di 132 mila rispetto al dicembre del 2012. La disoccupazione giovanile è scesa, per la prima volta dopo tre mesi, al 23,9% dal 24%.

Nella Ue – comunica Eurostat – il tasso di disoccupazione è sceso al 10,7% dal 10,8% di novembre. I disoccupati sono 26,2 milioni, in calo di 162mila rispetto la mese precedente e di 173mila rispetto al dicembre 2012. La disoccupazione giovanile e’ scesa al 23,2%.

Gli osservatori più attenti dei mercati e dell’economia sono consapevoli del fatto che per avere un quadro completo delle reali condizioni del mercato del lavoro pubblicati con cadenza mensile dagli organi di Statistica dei Governi, bisogna conoscere anche il numero di persone che non figurano nei numeri ufficiali.

Nella percentuale di disoccupati non compare nè chi è insoddisfatto delle proprie condizioni di lavoro, nè tutti quei cittadini rassegnati, che avendo smesso di fare domande di impiego non partecipano effettivamente alla forza lavoro. Per avere una visione di insieme occorre conoscere il tasso di sotto occupazione, in cui viene invece contato chi vorrebbe lavorare full-time o in pianta stabile, ma non può ed è costretto ad accettare un lavoro precario o part-time; oppure chi ha rinunciato.

Il caso italiano è peculiare: in Eurozona nessun altro Stato conta il gruppo più nutrito di persone disoccupate che non compaiono nelle statistiche ufficiali del lavoro dell’Istituto nazionale di statistica, perché hanno smesso di fare domande di lavoro o di sussidio di disoccupazione.

Si tratta di persone – e sono tante, pari a 4 milioni e 200 mila – che vorrebbero avere un impiego o ne vorrebbero uno migliore, ma che hanno abbandonato la speranza. Il motivo è spesso legato agli stipendi, ritenuti troppo bassi che in taluni casi non conviene nemmeno lavorare.