Dieci anni dopo l’inizio della crisi, la Bce è un’istituzione diversa

9 Agosto 2017, di Livia Liberatore

Come ricorda Bloomberg, dieci anni fa, il 9 agosto 2007, cominciavano a vedersi i primi cenni della crisi finanziaria che avrebbe sconvolto tutto il mondo a partire dal 2008. Il 9 agosto 2007, la banca francese BNP Paribas congelò tre fondi di investimento legati ai mutui immobiliari subprime statunitensi. I tassi di interesse sul dollaro sono schizzati in alto. Tutte le principali banche centrali sono state costrette a immettere liquidità.

La Banca centrale europea, allora presieduta da Jean-Claude Trichet. ha immesso sul mercato 95 miliardi di euro e la Fed 25 miliardi di dollari. Secondo Bloomberg, la Bce e i suoi colleghi hanno così iniziato

“una battaglia senza precedenti contro i fallimenti delle banche, la recessione, le turbolenze del debito sovrano, che ha cambiato il paesaggio economico e ha costretto a un ripensamento su ciò che la politica economica può e dovrebbe fare”.

Nel 2007 né Trichet né i suoi colleghi avevano intuito la portata del rischio. Dieci anni dopo, mentre le banche centrali pensano a rallentare la politica di stimolo monetario, la Bce è un’istituzione diversa.

Se si pensa “alle sofferenze che l’istituzione ha dovuto affrontare dalla crisi, il cambiamento delle sue politiche, la lentezza con cui ha iniziato il Quantitative Easing”, afferma Reinhard Cluse, capo per l’economia europea a Ubs, “si può dire che tutto ciò sia stato necessario per il processo di maturazione della Bce”.

“Ma ora che questi strumenti sono stati inventati e implementati”, continua Cluse, “la conseguenza è che in futuro, dopo la normalizzazione, sarà possibile ricorrervi di nuovo e allora non saranno considerati così straordinari come avevamo creduto dieci anni fa”.